Attenzione
Rossi in procura a indagini già aperte
Esisteva già il fascicolo per peculato quando il governatore denunciò ai pm tutti i suoi sospetti sul buco Asl
MASSA. Domani mattina il governatore Enrico Rossi entrerà in procura e risponderà alle domande degli inquirenti che lo hanno indagato per falso ideologico nell’inchiesta sul buco da 244 milioni nel bilancio dell’Asl1. Il presidente della Regione in quegli uffici c’è già stato l’undici ottobre del 2010, quando si presentò con una cartella piena di fogli che testimoniavano come nei conti dell’azienda sanitaria ci fossero delle cose che non tornavano. Ad accoglierlo fu il sostituto procuratore Federico Manotti, che all’epoca era facente funzione di capo perché Aldo Giubilaro, già nominato dal Csm, non c’era ancora.
Rossi si fermò mezz’ora a colloquio con Manotti. E consegnò quelle carte. Utili all’inchiesta sul buco dell’Asl, probabilmente importanti, se non fondamentali. Però esisteva già un fascicolo per peculato ed era in mano al sostituto procuratore Alberto Dello Iacono. Quindi l’inchiesta sulle magagne dell’Asl1 la procura l’aveva già aperta, senza bisogno dell’input del numero uno della Regione. E infatti con l’arrivo di Giubilaro l’inchiesta da due è diventata a quattro mani. E ha virato verso il falso in bilancio, reato poi contestato all’ex direttore amministrativo Ermanno Giannetti, e ai due ex dg Antonio Delvino e Alessandro Scarafuggi.
La linea difensiva del governatore, che verrà ribadita anche domani davanti a Giubiliaro-Dello Iacono, è che proprio dalle carte portate a Massa più di due anni fa è nato tutto. Rossi in quei giorni ha anche preso una decisione clamorosa per un territorio come quello toscano: azienda commissariata e vertici decapitati.
Intanto al comando provinciale della guardia di finanza continua lo studio delle carte sequestrate la scorsa settimana nella sede dell’assessorato regionale alla Sanità. Gli uomini scelti dal colonnello Giuseppe Autuori, comandante delle fiamme gialle apuane, stanno cercando di verificare alcune cose che sono sembrate incongruenti nella ricostruzione fatta fino a questo punto. Si vuole capire se l’Asl apuana era la pecora nera del sistema o era omogenea al sistema stesso.
In attesa degli interrogatori, come detto, l’indagine segna il passo. Ma non si ferma. Anzi. Quelle carte prese a Firenze dai militari servono anche a verificare se a livello locale le responsabilità si fermano a Giannetti, Delvino e Scarafuggi. L’impressione osservando come si muovono gli inquirenti è che qualche testa debba ancora saltare. Ma se si provano ad azzardare dei nomi di possibili indagati si riceve il solito «no comment» di Giubilaro. Un muro invalicabile. Almeno fino a che non si sarà delineata la loro posizione.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
