Trasporti
«Il dosso è poco, continuo lo sciopero della fame»
Il sindaco in via Campo d’Appio dalla signora esasperata dagli allagamenti
CARRARA. Il sindaco ieri le ha promesso in tempi brevi la realizzazione di un dosso all’altezza di viale XX Settembre, dove comincia la via Campo D’Appio che regolarmente si allaga quando piove: un dosso che unirà le due parti di marciapiede, per contenere almeno le forti piogge (non le alluvioni) e formare una “diga” protettiva per le otto famiglie residenti nel tratto di strada che dal viale si congiunge con via Bosco. Ma Barbara Arrighi Gerbi, che ha cominciato da martedì scorso lo sciopero della fame per ottenere interventi di tutela della propria casa e risarcitori, ha detto al sindaco che proseguirà il suo sciopero finché non avrà almeno una nuova caldaia. Ora si scalda con la legna del camino e con il deumidificatore, ma in casa il fango le ha devastato mobili e suppellettili. E documenti vari. «Ho salvato una bolletta». L’ha stesa ad asciugare.
Ieri il sindaco si è recato a farle visita, assieme a uno staff tecnico: il professor Carlo Viti studioso ed esperto del reticolo fluviale locale, l’assessore Massimiliano Bernardi, l’ingegner Benedetto La Rosa dell’Amia con il tecnico Mascarino; il geometra del Comune Massimo Dell’Amico.
«C’è da capire cosa si può fare idraulicamente», ha detto il sindaco alla Arrighi che ha portato il gruppo a visionare il tratto di via Campo D’Appio chiedendo anche una segnaletica per limitare la velocità delle auto nel senso unico in direzione di Massa, «perché quando la via si allaga, – ha spiegato – l’onda prodotta dai veicoli fa crescere il livello dell’acqua verso le nostre case».
Per l’acqua alta che in caso di nubifragio arriva da proprietà limitrofe, il problema è di tipo privato, ma comunque aumenta il disagio, perché la casa della Arrighi viene letteralmente circondata. I tecnici hanno spiegato che dalla parte di via Bosco c’è una griglia, un’area di espansione,e un tubo con valvola di non ritorno (per non far ritornare l’acqua indietro), ma al momento secondo i tecnici non sembrano possibili altri accorgimenti per risolvere del tutto il problema degli allagamenti.
Quindi l’unico espediente per ora è il dosso (che forse poteva essere realizzato anche in passato) «come intervento di somma urgenza» ha detto Zubbani, «Farò anche mettere una segnaletica per limitare la velocità delle auto. Per il problema delle proprietà private e per ridurre l’arrivo di acqua da via Bosco, al momento è tutto da verificare».
La richiesta della Arrighi e delle altre famiglie del luogo di cui è portavoce, è articolata: fognature, pulizia della strada, pulizia dei tombini e delle griglie, altre griglie in cima e in fondo alla loro via, chiusura della strada quando è allagata, migliore illuminazione, risarcimento danni. «Io chiedo solo di poter, legalmente, migliorare la situazione, – ha commentato la Arrighi – ma finché non vedo risultati non smetto lo sciopero della fame. Se mi ricomperate la caldaia mi calmo, perché ora sono inferocita». Uno stato d’animo dettato da anni di allagamenti subiti, anche se qualche intervento tecnico effettuato in passato, ha detto un tecnico Amia, ha un po’ mitigato il perdurare dell’acqua alta. Barbara Arrighi ha istintivamente respinto l’offerta del sindaco di attendere gli aiuti materiali (mobili, elettrodomestici e altro) che saranno dati alle famiglie alluvionate grazie alle donazioni di altri cittadini. «Ho una mia dignità, è da dieci anni che subisco questi disagi, e non ho più neppure i documenti, distrutti dal fango, per dimostrare i danni che ho avuto in passato. Pretendo almeno una caldaia per cessare lo sciopero dela fame».
Il sindaco ha insistito: «Verrà trattata come tutti i casi urgenti, che avranno i nostri aiuti al di là della modulistica per il risarcimento danni».Ma il caso Arrighi va un po’ oltre gli effetti, devastanti per molte famiglie, delle ultime due alluvioni di novembre. Anzi, va molto indietro nel tempo: una casa acquistata nel 2001, sistemata con sacrifici, la bomba d’acqua del 2003 («30mila euro di danni»), e in dieci anni un numero imprecisato di allagamenti. Ora lei beve solo acqua e caffè, non mangia: vuole la caldaia nuova e vedere il dosso eppena promessole. «Come minimo».
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