Il Tirreno

«Una tassa contro l’omeopatia»

di Melania Carnevali
«Una tassa contro l’omeopatia»

Protesta per il versamento annuo di mille euro a prodotto decisa dal decreto Balduzzi

3 MINUTI DI LETTURA





MASSA. Mille euro di tassa per ogni prodotto che abbia ottenuto l’autorizzazione all’immissione in commercio.

È questa la tassa che, secondo il “decretone” sulla santità di Balduzzi, i produttori di medicinali omeopatici dovrebbero versare ogni anno all’Agenzia italiana del farmaco.

Una tassa che, come il titolo dell’articolo 158 dello stesso decreto suggerisce –“ Disposizioni urgenti per promuovere lo sviluppo del paese mediante un più alto livello di tutela della salute” – dovrebbe sostenere e proteggere la salute dei cittadini, ma che, invece, sembra andare precisamente nella direzione contraria.

Il mondo dell’omeopatia è, infatti, caratterizzato dall’individualizzazione delle cure, vale a dire che utilizza una miriade di principi attivi che vengono scelti, e prescritti, singolarmente dal medico omeopatico in base alle caratteristiche personali e sintomatiche del paziente.

È, quindi, un mercato caratterizzato da una richiesta di prodotti in quantità ridotte ma altamente diversificata. Ne consegue che, se ci sono rimedi omeopatici prescritti e venduti comunemente come la nux vomica – pianta originaria dell’Asia, Africa e Australia prescritta in casi di stress – altri prodotti sono poco venduti ma, spesso, necessari per qualche paziente. Di conseguenza, questi stessi prodotti, sempre più richiesti nel territorio come alternativa alla medicina allopatica, rischiano di sparire dal commercio.

«Questa tassa danneggia molto le industrie che hanno tante referenze in diverse diluizioni – spiega il dottor Luca Baldassini della farmaciaomeopatica.org in via Giovanni Pascoli –penalizzando gravemente i prodotti unitari, ossia quelli composti da un unico principio attivo, come la Drosera – pianta usata per le sue proprietà antitussive - che è, poi, la vera cura omeopatica. L’omeopatia, infatti, a differenza delle cure allopatiche, che agiscano con azioni curative contrarie a quelle che hanno provocato la malattia, agisce per similitudine, ossia utilizza quella stessa sostanza naturale che, in una persona sana, induce sintomi simili a quelli osservati nella persona malata. Questa tassa è, in sostanza, un modo subdolo per massacrare l’omeopatia senza che la gente sappia che è stata massacrata».

L’omeopatia è una delle forme curative più antiche. Già Ippocrate (medico greco vissuto tra il V e IV secolo a.c., considerato il padre della medicina) affermava che “quello che provoca la stranguria (minzione lenta e dolorosa) nell’uomo sano, lo guarisce nell’uomo malato. La guarigione, cioè, deve realizzarsi in forma simile alla natura”. Ad oggi, sono tanti i massesi che ricorrono, per scelta o necessità, al mondo omeopatico, mondo che il decreto Balduzzi sta mettendo, ora, seriamente a rischio. Un paradosso se si pensa che lo stesso ministro che aveva proposto di mettere una tassa sulle bibite gassate e con aggiunta di grassi, altamente nocive per la salute, ha fatto, poi, su questo campo un passo indietro per decidere, invece, di tassare ciò che alla salute fa bene. Verrebbe da chiedersi quindi in che modo questo decreto dovrebbe promuovere la salute pubblica. Nel frattempo la presidente della Fiamo (Federazione italiana associazione e medici omeopatici) Antonella Ronchi, insieme alla Apo (Associazione pazienti omeopatici), hanno chiesto un incontro con il ministro Balduzzi per chiedere che la tassa venga almeno abbassata

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Proteste

Sciopero della scuola e dei trasporti venerdì 16 ottobre: le fasce garantite e i motivi della protesta

di Redazione web