Il Tirreno

«Basta, faccio lo sciopero della fame»

di Cinzia Carpita
«Basta, faccio lo sciopero della fame»

Una abitante di Avenza: da anni quando piove mi si allaga la casa, il Comune risolva il problema e mi paghi i danni

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CARRARA. Si può dire che l’alluvione sia stata la “goccia” che ha fatto traboccare il vaso e non è solo una battuta ma una grave realtà: perché fra le storie di disperazione che emergono dal fango in questi giorni, ce n’è una che viene da lontano, e che le due bombe d’acqua dell’11 e 27 novembre hanno portato ad un livello di tensione altissimo. Barbara Arrighi Gerbi, 43 anni, attualmente disoccupata, abita ad Avenza con il marito operaio edile. Stanca di subire da tanti anni, quasi ogni volta che piove, l’allagamento della propria casa in via Campo D’Appio (lato Massa), ha preso una drastica decisione nella speranza che il Comune faccia finalmente interventi risolutivi: «Da oggi comincio lo sciopero della fame. Perché con le due ultime alluvioni ho perso tutto. Mi hanno prestato perfino gli asciugamani, perché l’acqua e il fango hanno rovinato tutte le mie cose. Non ce la faccio più. Ho acquistato nel 2001 questa casa, senza immaginare a cosa andavo incontro. Qui, l’acqua alta è diventata un incubo». Per lei e per altre famiglie di cui si è fatta portavoce.

Cinquanta metri di via Campo D’Appio, fra il viale XX Settembre e via Bosco: un pezzo di centro urbano, fra palazzi e negozi, eppure ancora senza fognature né bianche né nere. Le richieste pressanti, di Barbara Arrighi, fatte al Comune, e accumulatesi nel corso degli anni, anche se ascoltate, non hanno prodotto la soluzione da lei sperata. Basta una pioggia abbondante per allagare quel tratto di strada stretta, un po’ in discesa dal viale verso il nucleo di case, compresa la sua, in cui vivono complessivamente otto famiglie. «Sono la portavoce di un disagio collettivo. Ci sentiamo abbandonati a noi stessi. Paghiamo tutti le tasse, ma da ora in poi basta. Le prossime bollette dell’acqua, dell’Enel (perché qua si spende una cifra con i deumidificatori sempre in funzione), della Tarsu, le portiamo tutte al sindaco Zubbani. I tecnici del Comune fanno quello che possono, hanno realizzato una griglia in questa zona per le acque chiare, ma non risolve il problema, l’acqua piovana non defluisce, e ci circonda da tutte le parti». Per le acque nere le case hanno ciascuna il proprio pozzo. Non hanno l’allaccio per le acque chiare. Quelle piovane dalla griglia della stradina vanno fino al viale XX Settembre, che però, essendo più alto di via Campo D’Appio, spesso durante gli acquazzoni non può riceverne il flusso. E così, racconta Barbara Arrighi, «almeno 7 o 8 volte in inverno, ho la casa allagata (pure i miei vicini), nell’ultima alluvione ho avuto un metro di acqua. Mi dissero in passato che per realizzare la rete fognaria c’era il problema del dislivello stradale. Quattro anni fa sembrava che potessero fare i lavori, sto ancora aspettando. Intanto, ho speso 360 euro per acquistare l’acquastop, una paratia a pressione che metto alla porta di casa , ma è una complicazione posizionarla».

Racconta che le piogge intense allagano le aree private circostanti, e l’acqua da via Bosco si aggiunge a quella che arriva giù da via Campo D’Appio. Le auto che transitano dirette alla vicina scuola “Da Vinci”, producono onde che peggiorano la situazione e lo stress dei residenti.

«Abbiamo chiesto una segnaletica, dossi antivelocità, la rete fognaria. Nulla. Io e altre donne mie vicine di casa, dobbiamo darci da fare per difendere le nostre proprietà: spazziamo noi la strada perché il servizio non c’è, puliamo noi i tombini. L’acqua arriva anche da buchi anomali che sono nei muri di alcuni palazzi che scaricano nella via in cui abitiamo. E poi l’illuminazione funziona a singhiozzo».

«Con l’alluvione – prosegue – eravamo proprio prigionieri in casa. Non avevamo vie di fuga. Io non dormo più, non ce la faccio più. Non ho avuto neanche il risarcimento per i danni subiti nel 2003».

E questa volta? Annuncia le vie legali. «Il divano si è gonfiato ed è esploso come la caldaia, tavoli e sedie sono da buttare, in casa ho messo due sedie del giardino. Documenti distrutti: erano dentro cassettoni che si sono riempiti di fango. Gli asciugamani della mia bisnonna (sai, quelli ricamati di un tempo?), le coperte, io e mio marito li abbiamo usati per tamponare la porta, ma l’acqua ci ha inondato. L’alluvione del 2003 mi aveva fatto danni per trentamila euro. Ci siamo risollevati pian piano. Ora devo ricominciare a ricomperare tutto, ma come?».

Fa freddo, «per fortuna ho il camino e l’umidificatore». Barbara ha il viso stanco e arrabbiato. Ad Avenza la conoscono in molti, è una donna battagliera, ma ora ha smesso di mangiare. «Sono distrutta, allo stremo, e infuriata. Quanto è valutabile la vita di una persona? Qualcuno mi risponda».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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