Finanza
«Presa a morsi dal mio ragazzo»
Violenza di genere, i racconti choc della polizia: «L’ultimo arrestato ci ha detto: tanto le stacco la testa, l’ammazzo»
CARRARA. Da divinità a vittima sacrificale: questa la storia della condizione femminile percorsa in biblioteca in occasione della Giornata Internazionale contro la violenza di genere. Un incontro voluto dall'Assessore Giovanna Bernardini in collaborazzione con il Pronto Soccorso dell'Asl 1 e il centro di Ascolto del Cif.
A un suggestivo viaggio nella storia dell'arte curato da Luisa Passeggia ha fatto eco la lettura, da parte della bibliotecaria Anna Pennisi delle testimonianze raccolte in “Amorosi assassini”, edito da Laterza, per poi immergersi nella cronaca più cruda dei nostri tempi, con un'Italia che si conquista, in Europa, uno dei primi posti, in quanto a violenza di genere, con 116 donne uccise per mano maschile nell'ultimo anno.
«È preoccupante - afferma Patrizia Vannucci, Responsabile del progetto violenza di genere - osservare come negli ultimi anni siano aumentate le uccisioni efferate, e come questi dati aumentino con l'aggravamento della crisi economica».
Il Pronto Soccorso da qualche tempo ha iniziato a mettere a disposizione questionari utili a portare alla luce casi di violenza. Su 128 moduli, 84 sono stati compilati da donne, per un totale di 26 denunce.
Ma il problema è che la maggior parte delle vittime non denuncia e pochissime donne si rivolgono alle forze dell'ordine o al Pronto Soccorso e neppure agli assistenti sociali: «Purtroppo conta ancora troppo il timore dell'opinione che gli altri possano avere di te - afferma la dottoressa Mariuccia Mazzuchelli - e tante vittime affermano di essere prive di alternative alla propria vita».
Toccante la testimonianza del Commissario Franco Butera, che da anni ormai si occupa di violenza di genere e stalking: «Anche noi - afferma - seppur siamo stati i primi a far entrare le donne nel corpo, inizialmente abbiamo agito spinti da forti pregiudizi maschilisti, fortunatamente adesso quel brutto periodo è passato. Basti pensare - sottolinea trattenendo le lacrime - a Emanuela Loi, con la quale facevo lo stesso corso: nonostante la consapevolezza dell'enorme rischio, continuò a far parte della scorta del Giudice Borsellino, fino a che non morì dilaniata nel terribile attentato».
Ma la violenza nei confronti delle donne è soprattutto domestica o fatta di persecuzioni da parte di amori finiti.
«Ricordo una ragazza che raccontava con distacco del morso ricevuto dal proprio fidanzato - racconta Butera - lui poi si è messo a piangere - mi ha detto lei – e per 10 giorni mi ha curata con amore, è stato il periodo più bello della nostra storia».
Già, ma sarebbe proprio questo il momento peggiore, quello che in polizia chiamano della “luna di mieli”, quando cioè l'amante aggressivo si adopera per creare il vuoto, un cerchio di solitudine intorno alla vittima, col pretesto di occuparsi lui in tutto e per tutto dei problemi (da lui stesso creati), impedisce il contatto con amici e parenti, non le permette di curarsi in ospedale.
E critica sarebbe anche la situazione del persecutore, che perderebbe il contatto con la realtà: in lui non c'è elaborazione della colpa che riversa per intero sulla sua vittima. «Così è accaduto per l'arresto del 17 novembre - prosegue Butera - quando, dopo ripetute minacce di morte e persecuzioni verso la compagna, abbiamo deciso di passare all'arresto, le ultime parole dello stalker davanti a noi, sono state – tanto le stacco la testa, l'ammazzo».
Servirebbe insomma un sistema di ascolto e rieducazione anche per i carnefici, e non sempre il carcere, com'è stato per un alcolista che picchiava d'abitudine la moglie anche davanti ai bambini: dopo un ricovero di 2 mesi in una clinica specializzata, è tornato a casa: «Lui stesso è voluto venire a cercarmi in commissariato - racconta ancora il commissario - e ringraziandomi commosso mi ha detto – Guarda le mie mani, non tremano più, anche i miei figli ora vogliono giocare con me».
Barbara Monaco
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