Finanza
«Non è Giannetti il grande accusatore»
L’avvocato nega che l’ex amministratore abbia coinvolto il governatore. Intanto la corte dei conti gli chiede 1,7 milioni
MASSA. «Io non credo che il governatore Enrico Rossi sia stato indagato per le cose che ha detto il mio assistito, credo che gli inquirenti abbiano raccolto altri elementi. Altrimenti non si spiegherebbe la sua iscrizione nel registro degli indagati». A parlare è l’avvocato Franco Perfetti, legale che difende l’ex direttore amministrativo dell’Asl1 Ermanno Giannetti, indicato dal presidente della Regione come il suo grande accusatore. «Giannetti è stato condannato per il peculato, la storia del buco di bilancio dell’azienda sanitaria apuana invece è diversa. Vedremo, ma mi sembra che l’inchiesta stia prendendo un’altra piega», conclude il legale. Intanto la Corte dei conti ha condannato l’ex direttore a pagare 1,7 milioni di euro: quelli che ha confessato di aver preso più duecentomila di danno di immagine.
Tornando all’indagine va detto che non vira solo a Firenze. Ai piedi delle Apuane ci saranno altre novità. Il procuratore capo Aldo Giubilaro, però, continua nel confermare il suo no comment, l’unico strappo che concede è il comunicato che ha inviato ai giornali e alle agenzie di stampa dove ribadisce che il nome del governatore non è uscito né dal suo ufficio e neppure da quello degli altri inquirenti. Oltre a Rossi sono indagati Carla Donati, dirigente regionale, e un consulente della Regione, Niccolò Persiani. Per loro il reato contestato è falso ideologico. Poi ci sono quattro indagati tra funzionari regionali e locali. Sui nomi per ora il massimo riserbo ma il filone sembra quello di ricostruire tutti i passaggi nell’elaborazione dei bilanci. Nel mirino della guardia di finanza c’è chi poteva accedere liberamente al bilancio e poteva modificarne alcune voci perché in possesso della famosa password. Nomi di persone che sono già state sentite nella prima fase dell’indagine e che nei prossimi giorni verranno chiamate nuovamente in procura per spiegare alcuni dettagli che nel frattempo sono emersi rovistando tra le carte sequestrate dalle fiamme gialle. Gli sviluppi, come si dice in questi casi, non tarderanno ad arrivare.
A proposito di carte sequestrate, sono già a Massa quelle prese mercoledì scorso dalla finanza nella sede dell’assessorato regionale della sanità, a Firenze. E in queste ore sono passate al setaccio dagli uomini del colonnello Giuseppe Autuori e dal sostituto procuratore Alberto Dello Iacono, cotitolare dell’inchiesta sul buco dell’Asl insieme al procuratore capo.
Le uniche cose che emergono in un silenzio generale è che Rossi è stato intercettato fin dal giorno successivo agli arresti dei due dg, Antonio Delvino e Alessandro Scarafuggi, e di Giannetti. Era il 23 maggio. E la sua utenza è stata sotto controllo almeno fino a settembre. Oltre che in procura scelgono la via del silenzio i legali di Delvino, anche se la direzione che ha preso l’inchiesta gioca a favore degli ex direttori generali. L’avvocato Roberto Vallettini non commenta: «Basta leggersi quello che ha detto il tribunale del riesame di Genova», dice prima di salutare.
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