Il dolore
«Il mio cappotto? Un sacco di nylon nero»
La storia di Ginevra Bardini, in via Ilice: sono rimasta appesa alla cappa due ore, come Cristo in croce
CARRARA. «Quello che ho è tutto qui: un maglione, una gonna e, sopra, come giubbotto, un sacco di quelli neri che si usano per l’immondizia. Non mi è rimasto altro. La mia casa è tutta al primo piano: i mobili, la televisione e i vestiti arrivavano fino a via del Bravo. Ho dovuto buttare tutto».
Parla con il fango fino alle ginocchia Ginevra Bardini, da quello che una volta era il giardino della sua casa, in via Ilice a Nazzano. Ora è una palude. Al lavoro ci sono quelli che lei chiama “i miei ragazzi”: «Mio nipote, Nicola Vannucci e i ragazzi della Vab - spiega - Ce la stanno mettendo tutta ma la situazione qui è davvero disperata».
Ginevra la notte dell’ ultima alluvione, il 27 novembre, ha rischiato di perdere tutto. Anche la sua stessa vita.
«Quando ho visto entrare l’acqua ho pensato ad aprire la botola, che porta in soffitta - racconta - ma è andata via la luce. Non ce l’avrei mai fatta. La mia casa, però, la conosco: ho rpeso una sedia e, a tentoni, l’ho messa in un angolo. Ci sono salita sopra, mi aggrappavo con una mano alle cappa della cucina, e con l’altra a un mobiletto. Sono rimasta due ore così, come Cristo in croce».
Ginevra era riuscita, prima che la situazione precipitasse a chiamare il nipote Nicola. Lui ha allertato al Protezione civile. «Sono venuti a prendermi con il gommone - continua a raccontare - Un ragazzo, tanto educato mi ha preso in braccio. Gli ho detto: ”guarda che sono pesante” ma lui mi ha sollevato e portato via. Non ho avuto paura, a quel punto mi sentivo al sicuro».
Ma per Ginevra l’incubo era appena iniziato. «La casa non esiste più: ci si entra a malapena per il fango - dice - Anche il sindaco, quando è venuto qui è rimasto senza parole. Ha promesso che mi aiuterà».
E Ginevra, Gina come la chiamano tutti qui, ha davvero bisogno di una mano. «Non ho più nemmeno un fornello dove farmi da mangiare - continua a raccontare - Sono andata un po’ a CarraraFiere, poi mi arrangio. A dormire vado da mia figlia. Ma vedere la mia casa così è un dramma: non ce la faccio a non venire».
E nella zona Ginevra la chiamano “il trattore”: con il suo grembiule di nylon nero è in mezzo al fango, insieme ai suoi ragazzi della Vab.(a.viv.)
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