La manifestazione
Il comitato alluvionati: commissariate il Comune
Gruppo di cittadini chiede al prefetto di intervenire e “sfiducia” gli amministratori Class action impraticabile, promuoveranno una denuncia collettiva
MASSA. Una denuncia collettiva per disastro colposo e il commissariamento del comune di Massa: sono queste le richieste del comitato di cittadini alluvionati di Casone, Romagnano e Caniparola, riunitisi ieri pomeriggio assieme all’avvocato Gian Enrico Pesce e al geologo del comune di Massa Francesco Giusti, chiamato dal gruppo a spiegare i dettagli del progetto che dovrebbe mettere in sicurezza il territorio per i prossimi anni. I cittadini, che in gran parte ancora non sono riusciti a tornare nelle loro case alluvionate dall’11 novembre, hanno manifestato la loro totale sfiducia nei confronti delle persone che dovrebbero vigilare sul territorio e garantire per la loro incolumità, con chiaro riferimento all’amministrazione comunale di Massa, a quella provinciale ma anche alla Protezione Civile locale. Per questo chiedono al Prefetto Giuseppe Merendino il commissariamento del comune. Si aspettano anche l’apertura di un tavolo istituzionale a cui vorrebbero partecipasse il capo del dipartimento della Protezione Civile Franco Gabrielli: «È un nostro concittadino – dice uno dei portavoce del comitato Stefano Carloni – e avrebbe dovuto interessarsi di più al suo territorio. Per quanto riguarda gli amministratori locali avevamo pensato di chiamare Chi l’ha visto per il presidente della provincia Osvaldo Angeli e per gli assessori comunali Vivoli e Ofretti».
L’incontro di ieri è servito anche ad illustrare il progetto da 5,2 milioni di euro consegnato venerdì scorso dai tecnici al comune di Massa e che dovrebbe essere finanziato immediatamente dalla Regione. Il geologo Giusti ha spiegato che si tratterà di posizionare delle briglie selettive lungo i fossi nella parte a monte, sotto cui l’acqua scorre regolarmente ma capaci di bloccare la frana; pettini di acciaio per la trattenuta del materiale legnoso e il ripristino delle sezioni d’alveo, con cui si tenterà di allargare, dove possibile, torrenti e canali.
Infine il comitato avrebbe voluto intraprendere una class action contro il Comune, ma pare che quella strada non sia percorribile (l’avvocato Pesce ha spiegato che in Italia funziona solo per i consumatori finali di un prodotto contro chi lo produce). Fattibile invece un’azione di denuncia penale collettiva per disastro colposo di cui lI legale si occuperà nei prossimi mesi.
Manuela D’Angelo
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