Sicurezza
«L’incuria dell’uomo provoca i disastri»
Don Raffaello: non date la colpa al Signore, i fiumi non sono puliti, nelle colline prima c’erano le vigne ora è un macello
CARRARA. «La terra non è perfetta: ci sono cataclismi, inondazioni. Bisognerebbe chiedere a Dio perché l’ha creata così. Ma non diamo la colpa al nostro Signore: il 99% dell’imperfezione del mondo è causato dalla nostra cattiva volontà. Qui a Carrara i fiumi e i torrenti non sono tenuti a regime e puliti. Le colline una volta erano piene di vigneti, di ulivi, e io lo so bene perché vengo dalla Garfagnana e fino a vent’anni ho fatto il contadino: ora qui è tutto un macello. L’incuria degli uomini porta a questi disastri».
Parla schietto don Raffaello Piagentini, il parroco del Duomo, proprio nel giorno della festa del patrono della sua parrocchia, Sant’Andrea. Una festa, quella di ieri, segnata dal dolore: la città è in ginocchio dopo le due alluvioni, la gente continua a spalare fango dalle case, dalle aziende. Le tradizionali bancarelle della fiera sono state rinviate di un giorno, ad oggi: non era mai successo.
Don Raffaello non usa mai la parola alluvione, ma acquazzoni. E, intanto anche lui conta i danni: la pioggia violenta di martedì scorso è entrata nella cisterna del gasolio, facendo saltare il riscaldamento in chiesa: «Sto aspettando i tecnici - ci informa - ci vorranno dai 20 ai 30mila euro».
Insomma un momento difficile per Carrara che il parroco del Duomo invita a superare con coraggio e speranza, ma anche, e soprattutto: «Non da sudditi, ma da cittadini pronti a far valere i propri diritti e a denunciare le cose che non vanno».
«Non siate sudditi, denunciate le cose che non vanno». Che fosse un prete battagliero don Raffaello lo ha dimostrato più volte. Anche adesso, con un monito importante ai cittadini, richiamandoli ai loro doveri civici. E invitandoli «ad aprire gli occhi». Citando, questa volta, non l’amato Vangelo («Se non ci fosse - dice - non saprei davvero dove trovare la forza») ma una canzone di Giorgio Gaber, “La libertà”.
«C’è una canzone bellissima di Gaber che parla di partecipazione - dice don Raffaello - Ed è proprio da questo che bisogna cominciare: come cittadini non dovete essere sudditi».
E il don del Duomo, come tutti lo chiamano in centro storico, dove sfreccia con la sua bicicletta, si rivolge direttamente ai carraresi, proprio come fa dal pulpito.
«Ognuno di noi - sottolinea - deve avere fiducia e speranza per il futuro, per questa città. Ma anche occhi aperti, per far sì che le cose che non vanno vengano denunciate. Da qui bisogna cominciare per evitare che poi ci si trovi di fronti a situazioni drammatiche che mettono a dura prova il territorio».
Don Piagentini fa un paragone, illustre e importante, proprio con Sant’Andrea, il patrono del Duomo.
«Di una cosa sono sicuro, Andrea sarebbe un cittadino con gli occhi un po’ più aperti, che farebbe valere i propri diritti». Una chiamata ai doveri civici, al «cum facere» latino e al coraggio di segnalare le cose che non funzionano. Un messaggio forte, destinato a scuotere le coscienze.
«All’amministrazione tiro le orecchie». Don Raffaello non le manda certo a dire. Il coraggio è uno dei suoi punti di forza. Del resto, come a lui piace raccontare, ha avuto come amico don Peppino Puglisi, il parroco siciliano ucciso nel 93 dalla mafia.
«Ci siamo trovati a un convegno, insieme - racconta - Lui tirò fuori tre proiettili e una lettera: “Se continui a fare quello che fai ti entreranno in testa”. Mi ricordo che gli dissi: ma che hai intenzione di fare? E lui: di andare avanti, io non ho paura, chi predica Cristo cambia il mondo».
Una bella pagina della vita intensa di don Raffaello che oggi, con il garbo, certo, ma anche la limpidezza che lo caratterizzano una bella tirata di orecchie all’amministrazione comunale non la risparmia proprio. Anzi.
«Siamo nel 2012, non nel Medio Evo - tuona il parroco del Duomo - Sul Carrione si continua a scavare: ma questi lavori per i ponti, per la messa in sicurezza quanto devono durare? I nostri vecchi, e a volte ci si dimentica la grande lezione che ci hanno lasciato, facevano le briglie ai fiumi e non portava via nulla. Oggi invece ogni acquazzone provoca disastri».
«Guardate cosa è successo alla Lugnola - continua - I torrenti, i fiumi, non sono tenuti puliti, e alla fine tracimano e sommergono tutto. Anche la chiesa del collega don Mario».
«Ma i soldi per la pulizia dei fiumi, che fine fanno?» Parla dei grandi sistemi, dei diritti e dei doveri dei cittadini. Ma anche delle cose pratiche, quelle che toccano tutti o meglio, in questo momento fanno infuriare tutti.
«Io pago ogni anno un quid alla Comunità Montana per la pulizia dei fiumi - dice don Raffaello - Ma dove vanno a finrie quei soldi visto che poi succedono tutti questi disastri?»
E aggiunge: «Quei soldi da me vengono sottratti dalla carità per i poveri, e oltretutto dobbiamo assistere alle ferite al territorio intero provocati dagli ultimi acquazzoni?»
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