Il Tirreno

Il Pd apre a Pucci: se vince sarà il sindaco di tutti

di Manuela D'Angelo
Il Pd apre a Pucci: se vince sarà il sindaco di tutti

Ugolotti dice sì alle primarie di coalizione con più candidati del partito e “fa pace” sul Piano strutturale. L’Udc: Volpi faccia un passo indietro

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MASSA. Alle primarie di coalizione ben vengano anche più candidati del Pd, basta che abbiano le “credenziali” che il partito richiede e le caratteristiche che lo statuto ha stabilito a livello nazionale e chiunque le vincerà, anche fosse Roberto Pucci, dovrà essere il sindaco di tutti. È questa la posizione del segretario comunale del Pd di Massa Cesare Ugolotti, che giovedì sera ha sbalordito ospiti e telespettatori durante la trasmissione Logos, su Antenna3. Il segretario del Pd apre non soltanto alle primarie con più candidati del suo partito, ma soprattutto apre all’attuale sindaco, sul quale invece, fino a pochi mesi fa aveva messo il veto. «Se si farà la coalizione, se Pucci dovesse presentarsi alle primarie di coalizione e se dovesse vincerle, sarà senza dubbio anche il mio sindaco», dice chiaro Ugolotti. «Abbiamo un dovere nei confronti dei cittadini_ spiega ancora_ : dimostrare che ci siamo alleati sulle solide basi di un programma condiviso e che i personalismi non contano. Se si fa l’alleanza poi si gioca con chiunque esca vincitore dalle primarie».

Ma Ugolotti si mostra dialogante anche sui temi che fino ad oggi avevano contrapposto il Pd e l'amministrazione, uno per tutti il Piano strutturale sul quale il segretario ha garantito: «Supereremo insieme le falle, le cose che non vanno e terremo quelle che vanno bene. Sarà un lavoro collegiale che faremo insieme per il bene della città». Al dibattito hanno partecipato anche il segretario provinciale di Sel Carlo Paolini, il segretario di Api Marco Andreani, Lorenzo Pascucci per l’Udc di Massa, Pier Paolo Marchi di Rifondazione comunista e Giovanni Tonlorenzi per l’Idv. Tutti favorevoli alle primarie di coalizione, anche se nessuno dei loro partiti di fatto le ha ancora convocate e organizzate. «Ormai aspettiamo lunedì_ dice Paolini_ quando si saprà il vincitore tra Renzi e Bersani».

Le novità politiche però non le ha tirate fuori soltanto il segretario del Pd: anche la posizione di Sel in merito alle primarie è cambiata. Paolini è sempre stato tra i sostenitori del candidato condiviso ma, forse avendo perso le speranze che si possa trovare la quadra sul nome, anche lui ha invocato lo strumento primarie per scegliere il candidato sindaco: «Le vogliamo fare e l’8 dicembre, durante una assemblea programmatica di maggioranza, in cui illustreremo le cose fatte da questa amministrazione, indicheremo anche il nostro nominativo». Il nome sarà, con ogni probabilità, quello di Roberto Pucci, anche se Paolini ha voluto lasciare spazio all’immaginazione per una new entry a sorpresa. L’Udc è d’accordo sulle primarie di coalizione e dichiara attraverso il coordinatore comunale Pascucci che appoggeranno Pucci se sarà il candidato scelto dall’attuale maggioranza, ma che parteciperanno con un proprio candidato se Pucci dovesse ritirarsi.

Sembra chiamarsi fuori dalla futura coalizione, invece, Pier Paolo Marchi, che ha espresso dubbi sulle grandi alleanze e posto numerosi paletti e condizioni programmatiche, tanto da indurre Paolini a dichiarare: «Con questa sinistra che rappresenti tu noi non ci vogliamo alleare».

Punto focale anche la candidatura dell’assessore Alessandro Volpi, appoggiata da Rifondazione. L’Udc si aspettava che Volpi uscisse con qualche dichiarazione dopo la proposta di Marchi, che declinasse l’invito, perché ancora in maggioranza e fedele a Pucci. «Volpi non ha smentito la sua vicinanza a Rc facendo prevedere una spaccatura interna gravissima_ dice Pascucci_ io spero che se Pucci si candiderà alle primarie Volpi faccia un passo indietro». Marchi non ha voluto parlare per l'assessore al bilancio ma si è lasciato scappare che Volpi alle primarie ci sarà, con o senza Pucci.

Infine la provocazione di Paolini: «Si facciano le primarie anche per scegliere i parlamentari apuani del centrosinistra». Ugolotti sorride: «Perché no».

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