Gioco
«Caro Rossi, imponi la lavorazione in loco»
Lettera aperta dell’ex assessore al marmo Ildo Fusani: «Occasione storica, no alle privatizzazioni»
CARRARA. Una lettera aperta al presidente Enrico Rossi, perché ponga particolare attenzione alla revisione in corso della legge sulle cave. Non è un mittente qualsiasi Ildo Fusani (nella foto), per 15 anni dirigente al marmo, e assessore al marmo nella giunta guidata Fazzi Contigli; è stato anche per quasi dieci anni nel Comitato Scientifico del Parco delle Alpi Apuane, montagne che ha sempre assiduamente frequentato come alpinista ed escursionista. Attualmente è militante di Sinistra critica. «La modifica del Testo Unico per le attività estrattive, al vaglio dei competenti organi regionali - scrive Fusani a Rossi - può costituire l’ occasione per una organica riorganizzazione dell’intera disciplina a tutela degli interessi pubblici e collettivi coinvolti, a patto di non cercare scorciatoie che potrebbero produrre effetti negativi maggiori dei problemi che ci si propone di superare. Pericolosa risulta, in tal senso, la scelta della Giunta di trattare la disciplina degli agri marmiferi di Massa e di Carrara nel contesto delle regole per la concorrenza tra le imprese, mentre più avveduta appare la posizione del Consiglio Regionale che, almeno, impegna la Giunta a tenere in considerazione l’esigenza di valorizzare il marmo favorendone la lavorazione nel territorio, anche per garantire, con il coinvolgimento delle comunità locali, la sostenibilità ambientale degli interventi e la salvaguardia della risorsa».
«La Regione Toscana in passato - ricorda - ha dato in tema di cave pessima prova di sé, insabbiando per cinque anni il regolamento degli agri marmiferi di Carrara del 1989, oppure elargendo dissennatamente agli imprenditori le risorse del Progetto Marmi negli anni “80; ha invece svolto un ruolo positivo sostenendo con la propria legislazione, la Giunta Fazzi, nell’impresa della approvazione di quel regolamento che ha posto le condizioni per un definitivo superamento delle leggi estensi, ma anche impegnandosi, nel tempo, per l’organizzazione del servizio di prevenzione infortuni. Dopo quindici anni di inerzia da parte del Comune di Massa e di sistematica vanificazione della norma da parte del Comune di Carrara, la Regione si trova di fronte allo stesso bivio e, ancora una volta, il potere legislativo ha davanti a sé, un nodo politico. Sulle Apuane, con una acclività dei versanti che impone la più attenta considerazione per la sicurezza del lavoro e per la tutela della pubblica incolumità, in presenza di un acquifero particolarmente vulnerabile, di un diffuso ed incombente rischio idraulico e di un Parco Naturale Regionale, una deroga ai divieti di aprire e coltivar cave può motivarsi solo nell’interesse dell’intera comunità locale, con una forte valorizzazione della risorsa lapidea che ne limiti lo sfruttamento, mentre sicuramente, non trova ragione in una escavazione finalizzata alla sola commercializzazione di blocchi, di carbonato di calcio, di informi e detriti, secondo un modello ormai in via di superamento anche nel cosiddetto terzo mondo. La Regione Toscana ha il potere di approvare un Testo Unico che coordinando, giustamente, la disciplina delle attività estrattive con le norme urbanistiche e con la pianificazione regionale, confermi la natura pubblica, l’inalienabilità e l’imprescrittibilità delle cave di Massa e di Carrara, ma anche l’onerosità delle concessioni in base al valore di mercato e ne imponga la lavorazione diretta da parte del concessionario, riconoscendo, infine, i diritti civici delle comunità locali delle apuane, compresa quella di Carrara. Il riconoscimento della particolare natura civica di questi beni che sono posti, per legge, al servizio del benessere delle comunità locali e non della ferocia, del cinismo e della irrazionalità del cosiddetto mercato globale, confermerebbe la legittimazione della Regione e dei Comuni nel sostenere efficacemente e non solo a parole la lavorazione in loco. Oppure la Regione potrà, sia pur nel nome dell’efficienza e della pianificazione, aprire la strada agli interessi di chi, magari per “correre in aiuto” alle disastrate finanze comunali, tra non molto proporrà la privatizzazione delle cave, continuando a cavar sassi e a vender blocchi alle spalle di comunità che sono ormai allo stremo. Non amo i centralismi, neppure regionali, e neppure i governi presidenziali, ma questa è la concreta realtà con cui tutti dobbiamo misurarci; pertanto signor Presidente, raccomando la massima cura nell’affrontare la questione», conclude Fusani.
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