La manifestazione
Bimbo tetraplegico, maxi-risarcimento
Il giudice: “gravi responsabilità” dei medici dopo il parto prematuro, 2,8 milioni ai genitori in causa per conto del figlio
CARRARA. Il loro bambino, tanto atteso, è nato prematuro. All’ospedale di Carrara lo hanno messo in incubatrice. E basta. Il piccolino ce l’ha messa tutta per continuare a vivere, senza l’aiuto di tutte quelle terapie che si dovrebbero applicare in casi particolari, proprio come il suo. Dopo tre ore dalla nascita ha avuto grossi problemi respiratori. Ci sono volute altre tre ore per organizzare il trasporto in un centro attrezzato, di secondo livello: ma quando ci è arrivato ormai le sue condizioni erano definitivamente compromesse.
Questo è successo agli inizi dell’anno 2000.
Quel bambino oggi è tetraplegico e invalido al cento per cento: ha bisogno di assistenza continua, di essere accudito, imboccato e vestito. I genitori, con grande coraggio, hanno intrapreso una grande battaglia, proprio in suo nome. Si sono rivolti all’avvocato Gianluigi Fondi (che è anche presidente del Tribunale del malato e da sempre sensibile, oltrechè esperto ai casi di malasanità) e hanno chiesto, per conto del figlio, di essere risarciti dall’Asl.
Nei giorni scorsi il giudice del tribunale civile di Carrara,Domenico Provenzano, con un’attenta e articolata sentenza di 55 pagine, ha accolto le richieste dei genitori. E chi, tredici anni fa ha sbagliato (i consulenti tecnici interpellati nel corso della causa parlano di “gravi elementi di responsabilità da parte dei medici e dei sanitari”, commettendo errori tali da compromettere per sempre la vita di un bambino pagherà.
Il giudice ha disposto, infatti, un maxi risarcimento danni da parte dell’Asl: 2 milioni e 800mila euro.
Parto prematuro, non applicarono il protocollo. La vicenda, dolorosa che vede vittima della malasanità un neonato, risale all’anno 2000. Una gravidanza normale, nessun sofferenza fetale, tutto procede per il meglio fino al ricovero in ospedale, a Carrara (dove ancora era attivo il punto nascita) per quello che, a distanza di parecchie ore si rivela un parto prematuro. E già qui verrebbe commesso un primo, e significativo errore
«La puerpera - spiega l’avvocato Gianluigi Fondi che ha assistito i genitori del bambino nella loro battaglia legale - avrebbe dovuto essere trasferito in un centro di terzo livello. In sostanza, in casi come questi si prevede il trasferimento in utero del bambino. Ma nulla di tutto questo è stato fatto».
Il bambino, quindi, nasce nel reparto di maternità di Carrara. È prematuro, ma i medici dichiarano soddisfacenti le sue condizioni. E lo mettono in incubatrice. Qui comincia la battaglia del piccolo per sopravvivere. A lui e alla madre non vengono applicate le terapie previste nel caso di parti prematuri: dalla somministrazione di steroidi necessari per la puerpera, agli accertamenti diagnostici. Il bambino dopo tre ore accusa gravi problemi respiratori. A quel punto si decide di trasferirlo in un centro attrezzato: ripassa del tempo prezioso, quasi altre tre ore. Qui il neonato ci arriva stremato: ipotonico, iporeattivo. In fin di vita.
Ma il suo piccolo cuoricino non si arrende: combatte e alla fine resta aggrappato alla vita. Ma le sue condizioni sono fortemente compromesse. I primi anni, per lui e i genitori, sono un incubo. Un calvario continuo da ospedale a ospedale. Il piccolo non potrà mai camminare come tutti gli altri bambini: è paralizzato alle gambe e alle braccia, ha bisogno di assistenza continua perché invalido al cento per cento.
Proprio in nome di questo bambino, del loro figlio, i genitori hanno cominciato la loro battaglia legale. E, alla fine, l’hanno vinta. Dando anche un segnale di speranza per tanti altri papà e mamme, che hanno vissuto la stessa storia. E, più in generale, per chi è vittima della malasanità.
Adesso è tempo anche dei ringraziamenti. «Per i consulenti di parte - dice l’avvocato Fondi - due medici importanti, di Bologna, che hanno preso a cuore questo caso, e ci sono stati vicini, non solo per quel che riguarda gli aspetti medici della vicenda». «Un grazie va anche al giudice - conclude Fondi - che ha dimostrato grande sensibilità e un’attenzione estrema a questo delicatissimo tema: le 55 pagine della sentenza sono la testimonianza».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
