Sicurezza
«Aiutata dai miei angeli, ma è stato terribile»
La signora Marchetti: da tempo segnalo che l’argine nella curva è pericoloso, tutto inutile
PONTECIMATO. «Sono stata aiutata dai miei angeli». Sono le parole di Serena Marchetti, che nella notte del nubifragio se l’è vista brutta, travolta da acqua e fango, come molti altri concittadini.
Solo grazie all’aiuto di un cugino e di alcuni amici, che lei definisce buoni come angeli, è riuscita a non perdere tutto, avviandosi verso una sorta di normalità. La sua casa si trova nei pressi del nuovo ponte di Pontecimato, un’altra infrastruttura inaugurata da non molto tempo e che è già nel mirino, soprattutto per come sono stati realizzati gli argini e i muri di contenimento. Un problema ad oggi meno drammatico di quanto accaduto ad Avenza, ma che per la casa della signora Serena Marchetti è stato ugualmente devastante.
«Non mi ha considerato nessuno – racconta ancora sotto choc e disperata – I miei dialoghi col Comune sono iniziati dopo l’alluvione del 2003. Abito lungo il Carrione, in prossimità di dove è stata fatta una curva a seguito dei lavori effettuati da parte dei tecnici che all’epoca rinforzarono l’argine. Quella curva però è sempre stata pericolosa».
Ed è da anche da lì che il torrente Carrione ha tracimato, invadendole la casa.
«Già con l’alluvione di venti giorni fa – ha proseguito la signora Marchetti – Avevo preso contatto con l’amministrazione, evidenziando il problema, ma non c’è stato verso di ottenere risposte soddisfacenti. L’altra notte poi è stato un dramma. Sono da sola, con una nonna allettata. Mio marito è militare, all’estero, e non sapevo a chi rivolgermi».
Fortunatamente, il cugino della signora, Giorgio Coppelli, non s’è perso d’animo.
Salito sul camion con cui lavora alle cave (uno dei pochi mezzi con cui è stato possibile spostarsi, durante la bomba d’acqua), ha raggiunto l’abitazione della donna, per prestarle i primi soccorsi, mentre il fango le riempiva la casa.
«Con l’aiuto di mio cugino e di alcuni amici, sto riuscendo a tornare alla normalità, ma sono addolorata dal non avere trovato nessuno che mi considerasse. So che sono rimasti colpiti in tanti e che le forze sono dispiegate su tutto il territorio, ma anche io avevo bisogno di aiuto. Da parte delle istituzioni e della protezione civile non c’è stato. Non si è visto proprio nessuno».
David De Filippi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
