Sicurezza
Via alle stombinature “liberato” il Gabbiano
Il sindaco emana l’ordinanza che dà il la ai lavori sulla rete di fossi e canali Previsto libero accesso al suolo privato. Le prime ruspe ieri a San Lorenzo
MASSA. Forse questa è la volta buona: nel comune di Massa partono le stombinature dei fossi e dei canali che alimentano i tre torrenti (Ricortola, Lavello e Canal Magro) per far tornare l’acqua a scorrere nella sua sede originaria. Così che, in caso di piogge eccezionali, non si ripeta quanto è successo due volte negli ultimi venti giorni: tubi e canali scoppiati sotto la pressione dell’acqua alimentata dal nubifragio e un’intera città sommersa, dalla collina al mare.
Il sindaco Roberto Pucci ha firmato mercoledì un’ordinanza destinata a rimanere negli annali. I massesi prendano nota: è la 169 del 28 novembre 2012 e dà carta bianca ai tecnici comunali per fare quello che, in due anni, l’amministrazione non è riuscita a far fare ai cittadini, ovvero «ripristinare e/o manutenere funzionalmente l’originaria sede degli scarichi a cielo aperto, canali, fossi, fognature private e simili di terreni prospicenti le strade comunali e vicinali, nonché nel restante territorio, che possono cagionare situazioni di degrado o di pericolo, onde consentire e agevolare il deflusso delle acque pluviali».
Il Comune aveva provato a far eseguire i lavori dai privati, con la famosa ordinanza 138 del 2010. Ma tra chi ha impugnato l’atto e chi ha semplicemente stracciato la lettera del Comune, delle stombinature non se n’era fatto niente.
Stavolta è diverso. L’ordinanza è emessa «a tutela della pubblica incolumità». Significa che non servono tante carte e permessi per entrare in giardini e proprietà private, se necessario, così da avviare subito i lavori. Dieci giorni dopo l’ordinanza della Provincia che dà mandato ai Comuni di “operare”, il Municipio accende i motori delle ruspe per spaccare le tombinature e allargare gli alvei. A dirigere gli interventi è la struttura tecnica dell’unità di crisi locale, istituita dopo l’alluvione del 2010. E i lavori sono già iniziati.
Ieri mattina, puntuale, alle 7.30, la ditta Mazzi, con la supervisione dei tecnici comunali, ha cominciato a scavare il fosso Gabbiano nell’omonima via in zona San Lorenzo. Qui l’alluvione del 10 e 11 novembre ha fatto franare la collina in più punti, strappato l’asfalto dalla strada e gonfiato il fosso tanto da farlo scoppiare dal tubo dove era “imprigionato”. L’acqua ha trovato sbocco per conto suo nel giardino di Annunzio Finelli. All’indomani dell’alluvione, Finelli aveva mostrato a Il Tirreno la devastazione in casa sua.
«Hanno cominciato a fare quel che doveva essere fatto tra un nubifragio e l’altro», spiega oggi guardando gli operai indaffarati nel frastuono delle ruspe. Ma spero – prosegue – che non si limitino a tirar via la terra, aprire e lasciare così. Nell’emergenza va bene, ma oltre a questo bisogna costruire argini forti, in muratura, fatti bene. E poi il torrente non deve fare troppe curve. A me sta bene tutto, purché si faccia in fretta e si faccia a modo. Ma coi tempi dell’amministrazione non vorrei arrivare alle calende greche». Quanto ai modi, su quelli Finelli è più ottimista. I Mazzi, infatti, abitano proprio in cima alla strada e la notte dell’alluvione hanno lavorato coi loro mezzi per salvare la loro casa e aiutare i vicini.
Il quartiere, insomma, pare aver preso bene l’intervento. Ma il Comune teme che non sarà sempre così facile. Anche per questo regna massimo riserbo sulle prossime tappe delle ruspe. «Non vogliamo trovarci nella situazione di dover fronteggiare eventuali manifestazioni di contrarietà dei cittadini», spiega il sindaco Pucci. Si conta, insomma, sull’effetto sorpresa.
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