La manifestazione
Ortonovo paralizzato da fango e frane
Il nubifragio bis ha distrutto 100 metri di argine in via Dogana, fuori casa una cinquantina di persone a San Rocco
ORTONOVO. Il day-after della seconda alluvione che, a poco più di due settimane dalla prima, si è abbattuto sul territorio a confine con la Toscana, è verosimilmente peggiore del primo.
Stavolta la forza della pioggia e, conseguentemente, dell’acqua portata da torrenti e canali, è stata ancor più devastante. «Basta affacciarsi sul Parmignola per avere un quadro preciso della situazione» dice Roberto Bedini, consigliere comunale di maggioranza che, munito di stivali di gomma e infangato fino alla fronte, da martedì notte è in giro sui luogi del disastro. Bedini indica proprio il punto maggiormente incriminato del Parmignola, ossia quello in cui l’Aurelia attraversa il torrente, in parallelo con la linea ferroviaria Spezia-Viareggio: «È proprio questo ponte - rimarca il consigliere comunale - a causare i maggiori problemi, dato che la piccola arcata viene ogni volta scavalcata dalla piena che poi si riversa nelle strade e case vicine».
E mentre Bedini indica il corso d’acqua, c’è chi, abitando nelle adiacenze, punta il dito sulle montagne di detriti ammassati lungo le sponde: «Quelli li hanno buttati da poco, non sono certo stati trasportati dall’acqua. Ci sono sconsiderati che, magari di notte, buttano di tutto nel Parmignola, già alle prese con la folta vegetazione che cresce ai lati dell’alveo e che, inevitabilmente, fa da tappo quando c’è la piena».
Bedini prende nota di tutto, mentre la gente accanto a lui si infervora. «Purtroppo hanno ragione ad arrabbiarsi - dice - dato che stanno subendo danni di ogni genere e tutto nell’arco di pochi giorni».
Ma quel punto del Parmignola non è il solo a far registrare problematiche. A poche centinaia di metri più a monte, in via Dogana che, dall’Aurelia sale verso il centro storico, oltre un centinaio di metri di argine è stato inghiottito dal torrente che, conseguentemente, si è portato via mezza sede stradale, costringendo i residenti a lungi giri per raggiungere il piano.
«Una volta non era così - ricorda Giovanna Baratta - e quando il Parmignola era in piena, non c’erano così tanti danni. Adesso questo fiume fa paura».
Ancora più a monte, sulla sponda sinistra del Parmignola, c’è la frazione di San Rocco: un pungo di case costruite sotto l’ombra di un’alta collina boscosa, bella da vedersi, ma traditrice.
«L’altra notte è venuto giù il monte - racconta Gabriella Ambrosini - e ci ha distrutto la casa che adesso è invasa da una montagna di fango, detriti e alberi sradicati. Adesso dove andremo a vivere?».
Poco più in là c’è il vice sindaco, Marcello Lorenzini: «Un disastro causato dalle frane che sono cadute dalla collina di Nicola».
I residenti di San Rocco, circa una cinquantina, sono stati costretti ad abbandonare le loro case, divenute pericolose trappole. «Ma la conta dei danni è solo all’inizio - aggiunge Roberto Bedini - in questo martoriato territorio».
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