Attenzione
«Non ho più neanche le mutande»
Lo sconforto degli sfollati, per la seconda volta fuori dalle proprie case allagate
CARRARA. Lasciare la propria casa in piena notte, sotto la pioggia battente. Non avere tempo neppure per prendere un maglione, un paio di scarpe di ricambio. E vedere mobili, divani, perfino il letto di casa finire sott’acqua.
Un incubo che Angelo, Alberto, Pina e Mario hanno vissuto due volte. A distanza di soli quindici giorni.
Sono tornati qui, nel padiglione 5 di CarraraFiere dove hanno trovato un letto e un pasto caldo.
Lo sconforto si legge nelle loro facce. Anche se, adesso, si cerca proprio di non farsi sopraffare dall’amarezza.
«Questa volta non ho davvero più nulla, nemmeno un paio di mutande - prova a scherzarci su Angelo Maggiani - L’acqua e il fango si sono presi tutto: un’altra volta».
La sua casa, in via Vicinale Macchia, è stata, ancora una volta, invasa dall’ondata di acqua che ha messo in ginocchio buona parte di Marina e dell’intero territorio comunale. «Tutto quello che avevo ormai non c’è più- continua - Già la prima volta è stata dura, adesso lo è ancora di più. Non ho fatto in tempo ad andare al cassettone per prendere un po’ di biancheria. Era già tutto sott’acqua».
Alberto Pasciuti, due settimane fa, aveva dovuto buttare quasi tutti i mobili: lui, che vive in un seminterrato in viale Galilei, era stato completamente invaso dalla prima bomba d’acqua dell’11 novembre. Adesso deve rifare i conti con la stessa emergenza. «Sto chiedendo da tempo un alloggio popolare - afferma Alberto, seduto ai banchi allestiti dentro al padiglione della fiera dove vengono serviti anche i pasti caldi - vivere in quel seminterrato adesso mi fa davvero paura».
Tante storie, lo stesso sconforto: quello di chi ha visto spazzare di nuovo, a distanza di pochi giorni, il tentativo di rimettersi in piedi, di rimettere a posto la propria casa.
Mario Filmi è qui con i due bambini. La moglie è a casa, in via Bassagrande, cercare di pulire almeno la cucina e le camere. «Non volevo che la bambina vedesse tutto quel disastro”, dice con la tenerezza di padre.
Questa volta i danni sono stati minori, ma le ferite di quindici giorni fa, causate dalla prima alluvione, sono ancora aperte.
«Avevo arredato e ristrutturato tutto sette anni fa - dice Mario - Ci ho speso 50mila euro: queste due alluvioni hanno spazzato tutto. Ci ho rimesso pure la macchina: tutti i sacrifici di una vita sommersi dall’acqua. Ora sono pure senza lavoro: tutto per me diventa davvero difficile». E Mario non nasconde la rabbia: «Quello che ora mi auguro è che ci ridiano tutto quello che abbiamo perso - dice - Non è possibile che nessuno paghi per quello che è successo: ci hanno portato via tutto, rivogliamo le nostre cose».(a.viv.)
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