Toscana
Ex Fibronit nel fango Le aziende bucano muro del sottopasso
Nuovi danni alla Omset e Pft. In crisi comparto da 600 posti «Colpa della via dei Marmi e della muraglia in via Marchetti»
MASSA. Di nuovo sott’acqua il comparto dell’ex Fibronit. Di nuovo decine di aziende (più di 600 lavoratori in tutto: due Eaton) a spalare fango. Vero, il nubifragio di mercoledì è stato meno devastante di quello del 10 11 scorsi. Ma per alcune aziende è stata un secondo dramma. Per la Omset Srl. di Mauro Sodini che costruisce componenti meccaniche delle macchine per la lavorazione del marmo e di macchinari di vario genere. Per San Martino ebbero un metro e mezzo d’acqua e attrezzature gravemente danneggiate: motori elettrici da buttare, trasformatori in tilt, macchine a controllo numerico da buttare. Un milione di danni, quasi. Stavolta l’acqua si è fermata a 50-60 centimetri. «Con danni forse minori ma comunque grossi: queste macchine temono l’umidità, figuratevi un’alluvione», dice Amedeo Sodini, che con il padre guida questa dinamica azienda con 13 dipendenti e clienti in tutta Italia. Il risultato è che Omset ha la produzione ferma da 20 giorni e resterà a regime ridotto ancora per chissà quanto. Con conseguenze a cascata per i clienti (che si chiamano Benetti Macchine, Michelotti, Barsanti) per il mancato rispetto dei tempi di consegna delle forniture. «Viene voglia di chiudere», confessa il signor Emanuele.
A poca distanza, nel piazzale e nei capannoni della Pft Trasporti eccezionali, 25 dipendenti, si spala fango. Anche qui, la prima alluvione aveva colpito duro: 50 mezzi tra camion e autogru danneggiati dall’inondazione; uffici e servizi fuori uso, computer compresi. Un danno sui 2 milioni di euro. «Mercoledì notte è andata un po’ meno peggio, i mezzi erano in zone di sicurezza, i danni più grossi erano già stati fatti. Siamo però di nuovo a togliere acqua e fango. Per ripristinare tutto abbiamo già speso 3mila ore di lavoro, racconta il titolare Franco Pucci. «Avevamo una commessa importante, per il recupero in mare di un relitto: un lavoro da 300mila euro. Abbiamo dovuto rinunciare», continua.
La notte scorsa il signor Pucci ha dormito in azienda per capire cosa stava succedendo. E la sua “diagnosi ”, così come quella di tutti gli imprenditori della zona è univoca: la colpa principale è di “quel muro maledetto” alto sei metri costruito a protezione del sottopasso di via Marchetti. E, in subordine, della vicina rotatoria della strada dei marmi.
«Siamo qui da 25 anni, non era successo mai niente prima del nuovo sottopasso. Le acque avevano modo di defluire, andando a riempire il sottopassaggio ferroviario. Poi, da quando è stato fatto il nuovo ponte, il deflusso viene bloccato da quella muraglia. Mentre il sottopasso continua ad allagarsi», dicono sia Pucci sia Sodini. Poi, c’è la questione della maxi rotatoria fra Aurelia e via dei marmi, realizzata con una inclinazione tale da far sì che le acque provenienti da Nazzano finiscono verso Massa. Riusltato: in caso di nubifragio, i canali di scolo che corrono paralleli all’Aurelia tracimano nei piazzali dell’ex Fibronit che, essendo “tappati” dal muro del sottopasso, si riempiono come laghi.
Ma a mali estremi, estremi rimedi. In tutta fretta (ma autorizzati dalla Provincia) gli imprenditori della zona hanno fatto un buco nella muraglia. Un foro che la notte scorsa ha consentito a parte dell’acqua di defluire nel sottopasso. Evitando disastri più gravi. Una sola notazione: il nuovo sottopasso è stato inaugurato due anni fa. Nessun progettista aveva previsto tutto questo?
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