La manifestazione
«Salvi per miracolo, io e la mia donna»
Il racconto di Graziano Tendola, attraversava in auto il ponte sul Parmignola a Dogana quando è stato investito dalla piena
ORTONOVO. «Quando l’ondata di piena uscita dal corso del Parmignola ci ha investito, ho pensato “ecco, è la fine”, ma subito dopo è prevalso l’istinto di sopravvivenza e, non so come, sono riuscito ad abbassare i vetri dei finestrini per poi uscire dall’auto già invasa d’acqua e fango. Poi ho girato attorno alla macchina fino ad arrivare alla portiera lato passeggero dove c’era la mia compagna, completamente in preda al panico».
Inizia così il drammatico racconto di Graziano Tendola, 49enne originario di Ortonovo, ma da anni residente a Genova assieme alla compagna, Serena Andreani, di sei anni più giovane. Graziano Tendola, artigiano nel settore del marmo, nella notte tra martedì e mercoledì scorsi, teatro dell’alluvione che, nell’arco di 17 giorni ha flagellato per due volte la Val di Magra, viaggiava in auto sull’Aurelia assieme alla sua donna. Poco prima dell’una, mentre attraversava il ponte sul Parmignola che segna il confine tra Toscana e Liguria, la sua Ford Fiesta è stata investita da una montagna d’acqua fuoriuscita dal torrente. «Una scena spaventosa - ricorda Tendola - è stato come se un tir ci fosse piombato addosso: un autotreno fatto di acqua e fango, non di metallo. Subito ho agito d’istinto, abbassando i cristalli dei finestrini, pensando che, essendo azionati da impianto elettrico, potevano restare bloccati e intrappolarci nel mezzo. Con l’acqua che mi arrivava al petto, ho girato attorno alla macchina fino ad arrivare alla portiera del passeggero. Volevo salvare la mia compagna che, paralizzata dal terrore, aveva solo la forza di urlare. Sono riuscito a tirarla fuori e, dopo averle dato un paio di schiaffi per scuoterla, me la sono caricata sulle spalle come fosse un sacco di patate, puntando poi verso ciò che rimaneva della spalletta del ponte, sommerso e spazzato via dall’acqua. È a quel punto che ho visto un lampeggiante blu sulla strada: era di un’auto della polizia. Così mi sono un po’ ripreso e, seppure sfinito, sono andato incontro ai due agenti che, scesi dalla macchina, mi urlavano di andare verso di loro. Uno si è calato in acqua, aiutandoci così a raggiungere la salvezza. È stato in quel frangente che ho notato un Suv sulla strada con sopra un uomo chiaramente terrorizzato; allora gli ho gridato di allontanarsi da lì, ma mi è sembrato che non capisse. In seguito ho saputo che lo avevano salvato. Poi gli agenti della polizia hanno soccorso la mia compagna, adagiandola nell’auto di servizio con il riscaldamento al massimo per evitarle l’ipotermia. I poliziotti sono anche riusciti ad avvolgerla in una coperta. Devo ringraziarli di cuore perchè, senza il loro intervento, non so come sarebbe andata a finire».
Per onor di cronaca, gli agenti in questione sono Massimo Di Paola, capopattuglia e Massimiliano Spera.
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