Il Tirreno

Prigioniera sulla finestra l’acqua fuori e dentro casa

CARRARA

La terribile notte di Rosetta: «Quello che non mi aveva preso l’altra alluvione me l’ha portato via questa». Pensionato vede annegare quasi tutto il suo gregge

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CARRARA. Questa volta a Fossone la paura è stata ancora più grande di due settimane fa. E ancora una volta di notte, quando è più difficile interagire con ciò che accade, quando le strade diventano fiumi, quando guidi e non sai dove andrai a finire, quando in casa vedi l’acqua che sale inesorabilmente. E fuori, il buio, lontano dai lampioni alimenta la paura di ciò che non si riesce a vedere. C’è chi aveva perduto molti dei propri averi nella notte fra il 10 e 11 novembre, e ora dice di averli persi proprio tutti. In via Pelucara è uno stillicidio di disperazione. Ore 12: sulla strada vicino al semaforo con l’Aurelia, una donna aspetta sotto la pioggia, senza ombrello, che un conoscente le porti il pane. Dice che in casa sua è un disastro. Il pane, simbolo di una quotidianeità serena, lo vuole forse per esorcizzare la notte di terrore. La prima casa all’incrocio fra via Pelucara e via Aurelia, è quella di Valter Vatteroni: «Mi ha svegliato un rumore all’una e mezzo circa, ho visto dalla finestra l’ondata di piena, era di sicuro il Parmignola che ha attraversato la via, vicino alla mia casa. Allora io e mia moglie, – racconta il giovane – con uno zaino già preparato perché avevamo ricevuto l’allerta meteo telefonico, siamo andati a dormire in auto, dove la strada è più alta. Verso le 4 siamo rientrati, l’acqua defluiva. Io sono nato in questa zona, non ho mai visto nulla del genere prima d’ora. Ormai teniamo uno zainetto pronto per le fughe di emergenza».

Adelmo Galloni, 81 anni: si può dire che la cura del suo gregge è tutta la sua vita, la sua passione. Ha uno stabile ad uso agricolo in via Pelucara. Di notte è accorso. «Ma non ho potuto fare nulla». L’acqua gli ha affogato tre pecore e tutti i quindici agnellini.

Poco distante, c’è una casa con la targhetta lucida, il muro curato. Ma basta affacciarsi al cancello per vedere che dentro è tutto un lago, vasi rovesciati, e fango dappertutto. Piange Rosetta Rocchi, che in quella casa vive con la famiglia, il padre Piero, la mamma Silvana e la loro nipote Iglesias Silvelia. Tutti andati da comoscenti, mentre lei, Rosetta, racconta che nella notte terribile di lunedì, è rimasta per non sa quanto tempo ranicchiata sul davanzale di una finestra, mentre l’acqua saliva fuori e dentro la casa. «Due settimane fa l’acqua non è arrivata così alta. Stavamo preparando i moduli per il censimento dei danni dell’11, ma ciò che non mi ha preso qull’alluvione me lo ha portato via questa. Dopo anni di sacrifici, sono in ginocchio. L’acqua è arrivata da tutte la parti, qua attorno ci sono i terreni dei miei nonni: non si erano mai allagati così». Non c’è solo la paura del Parmignola, ma anche quella dei fossi, e di un canale che sarebbe stato chiuso da tempo in un punto, per cui è straripato proprio di fianco alla sua casa.

Risalendo via Pelucara si trova l’autofficina “Fossone” di Pullisi Salvatore e C. «E’ stato peggio delle volte precedenti – dice il titolare. Il canale è uscito praticamente dall’asfalto». Il piazzale della ditta è una lastra di fango. Più avanti la strada è chiusa: ruspe e operai lavorano, proprio davanti alla casa anch’essa alluvionata, del sindaco Angelo Zubbani. Lì il canale che scorre sotto la strada è scoppiato. Ci mostrano alcuni copertoni, legni e altri rifiuti messi in un angolo, “accusati” di avere fatto da tappo al canale, per cui l’acqua ha cercato sfogo verso l’alto sfondando il manto stradale. Le ruspe hanno dovuto raschiare una quarantina di metri di strada per consentire il ripristino. Una corsa contro i disastri.

Cinzia Carpita

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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