Il Tirreno

«Il letto me lo ricompri il sindaco Pucci»

«Il letto me lo ricompri il sindaco Pucci»

La paura di Alteta. Le famiglie evacuate tornano per togliere l’acqua dalle loro case: nessuno ci aiuta

3 MINUTI DI LETTURA





MASSA. Ad Alteta hanno passato la notte a buttare via l’acqua che entrava nelle case. Da soli, aiutandosi vicino con vicino, parente con parente, amico con amico. Hanno messo in alto le poche cose che si erano salvate dall’alluvione di due settimane fa issando su tavolini e sedie anche quello che avevano avuto come risarcimento per i danni subiti dalle associazioni benefiche: materassi, lavatrici e piccoli elettrodomestici. E hanno fatto bene: perché l’acqua è tornata dove era stata l’undici novembre.

Una delle prime case che si vedono in via Alteta è quella di Andrea Tonarelli. L’uomo è disperato: «Dal 1981 siamo rimasti sott’acqua quattro volte. Ho perso il conto della mobilia che ho dovuto comprare nel corso degli anni. Questa volta ho deciso che aspetterò i soldi del sindaco di Massa. Non ho ancora un letto mio su cui dormire, me lo deve comprare Roberto Pucci».

Tonarelli ha due figli e una compagna. Dall’ultima alluvione sono ospiti di un parente. La loro casa, al pian terreno di una zona al confine tra il comune di Massa e di Carrara, era stata sommersa da un metro di acqua l’altra volta, ora altri 50 centimetri hanno riaperto la ferita. «Avevamo appena finito di tamponare i disastri di due settimane fa - spiega -, l’appartamento era ancora invivibile un po’ per la mancanza di mobili che abbiamo dovuto gettare via, un po’ per l'umidità. I muri erano ancora impregnati di acqua, infiltrazioni dai pavimenti, ma ora l'acqua ci ha dato la botta finale».

Aldo Corsi e Antonia Tonarelli abitano a pochi metri da Andrea. Anche loro sono messi male: «L’acqua è entrata dalla vasca da bagno - spiega lei mostrando al cronista cosa è successo -. Da martedì sera buttiamo via l’acqua, ma siamo stanchi. Non ce la facciamo più». Le fa eco Corsi: «Ci hanno lasciati da soli come l’altra volta. Anzi non si è fatto vedere nessuno né la prima alluvione né questa. Avevo chiamato in Comune per sapere come dovevo fare per avere i sacchetti di sabbia, se ce li avrebbero portati oppure se dovevamo andarli a prendere noi e con ci hanno dato una risposta definitiva. Non si può vivere più in queste condizioni».

Antonia ci mostra quella che era una camera da letto, non c’è più niente. Centinaia di foto, in bianco e nero, sono ormai rovinate per sempre: «Una parte di noi che è andata perduta», sospira. È davvero un macello dentro queste quattro mura: «Abbiamo paura a restare qui e abbiamo paura ad andare via. È davvero una brutta sensazione».

Chi vorrebbe andare via da Alteta senza se e senza ma è Enia, moglie di Lino Bertuccelli, che qui c’è nato: «Ho da estinguere un mutuo, se mi rifaccio di quei soldi la lascio subito questa casa. Anche se mio marito non vuole». Lino allarga le braccia: «È qui che sono cresciuto, non posso andare via». L’uomo è riuscito a salvare la lavatrice che gli hanno dato per risarcirlo dei danni subiti dalla scorsa alluvione e un materasso: «Per fortuna li avevo messi in alto». Basta quello per farlo sorridere mentre parla con un compagno di sventura, Almo Gentili, pure lui sfollato: «È davvero dura».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa