Il Tirreno

«I sacchetti di sabbia? Ce li siamo riempiti noi»

«I sacchetti di sabbia? Ce li siamo riempiti noi»

Polemica degli abitanti di Romagnano per i soccorsi fai da te della notte «Non hanno saputo darci gli strumenti per evitare gli allagamenti»

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MASSA. I sacchetti di juta Marco Carmassi, quarantenne di Romagnano, se li è andati a prendere lui. Capelli corti, orecchino e fisico di chi è abituato a maneggiare roba pesante, non si è scoraggiato quando gli hanno detto che li avevano soltanto vuoti e che doveva aspettare qualche ora se li voleva pieni. Alcuni se li è fatti dare, altri li ha comprati e poi invece di tornare a casa è andato a Marina, in spiaggia. Li ha riempiti lui, li ha sigillati e li ha ricaricati sul fuoristrada. Questo per due volte. «E cosa dovevo fare? - si domanda sorpreso per il quesito del cronista -. Mi si è allagata la casa due settimane fa, dovevamo correre ai ripari». A dargli una mano i due figli, maschio e femmina. «Sono abituato a spostare la roba pesante, lo faccio di mestiere». E poi un sorriso. Nessuna polemica, però: «Erano impegnati quelli della Protezione civile e io avevo bisogno di darmi da fare immediatamente. Hanno detto che nelle prossime ore il tempo peggiorerà, non voglio farmi trovare impreparato e quindi mi sto dando da fare. Ma capisco che non tutti possono fare come me».

In via Romagnano tutti si stanno cercando di attrezzare come possono. I vicini di casa di Carmassi, stanno issando delle paratie di legno e di alluminio: «Dobbiamo fermare l’acqua, ci siamo già allagati tre volte e abbiamo la nostra taverna che è da buttare via. Il fango è arrivato fino al soffitto». È stata una notte tremenda, da far tremare i polsi, come spiega Daniele Mosti, mentre tenta di sistemare alcune tavole di legno e una lastra di marmo a protezione del cumulo di terra che ha accatastato davanti all’imbocco della strada che porta a un gruppetto di case. «Siamo usciti alle 22 l’altra sera, quando ha iniziato a diluviare. Ci siamo dati da fare e grazie a una ruspa abbiamo fatto le dighe». Il ragazzo sta cercando di ultimare la protezione, ma fa molta fatica. Ad aiutarlo un anziano, gli altri si stanno riposando. «Facciamo un po’ a turno, altrimenti non ne usciamo vivi - continua Mosti -. Forse così l’acqua trovando un ostacolo seguirà la via e lascerà in pace le mostre abitazioni».

All’ora di pranzo, intorno alle 13, ricomincia a piovigginare. Chi era comodamente seduto a tavola a riprendere fiato e a prepararsi alla lunga maratona contro il tempo e il meteo ritorna sulla strada: «Qui non è stato fatto nulla. In due settimane non hanno pensato di mettere dei New Jersey di cemento per cercare di scongiurare oppure quantomeno ritardare le eventuali esondazioni». Lo sfogo è di una signora che in macchina sta risalendo via Romagnano ed è diretta a San Lorenzo.

La confusione è tanta anche tra chi ha deciso di fare da sé per scongiurare il secondo allagamento in due settimane. C’è chi parla di allerta quattro - in realtà si arriva a due - e c’è chi se la prende con l’allarme dato dal Comune: «Una voce registrata mi diceva di andare ai piani superiori - ridacchia Antonio Biagi -, ma io non ho piani alti perché la mia casa è tutta su un livello. O sfondavo il tetto oppure stavo lì dov’ero. Eppoi ho chiamato per capire se la Protezione civile ci avrebbe portato i sacchetti da mettere davanti agli infissi e mi hanno detto che non potevano né venire e neppure darceli perché dovevano ancora riempirli. Ma se hanno dato l’allarme non dovevano essere già pronti ad affrontare l’emergenza? Hanno gestito male anche questa fase, avrebbero dovuto liberare le strade dal materiale che era rimasto dalla prima esondazione del Cocombola, invece non è stato fatto nulla. In alcuni punti c’è soltanto un po’ di nastro di plastica bianco e rosso. Se arriva un’altra bomba d’acqua qui finiamo tutti ammollo». Il gruppetto di persone che lo sta ascoltando annuisce. Ma non c’è voglia né il tempo per fare polemica. È lo stesso Biagi a dire a tutti che bisogna tornare a lavorare. E allora rispuntano i chiodi, i martelli e le tavole: «Presto, sta per piovere», dice un’anziana signora prima di tirarsi su un ciuffo ribelle e sbuffare.

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