Attenzione
«Abbiamo imparato a difenderci da soli con dighe fai-da-te»
Rabbia a San Lorenzo dove la via si è trasformata in fiume Nella notte gli abitanti costruiscono barriere. Ma è polemica
MASSA. Quando il telefono ha squillato e il nastro preregistrato del Comune li ha invitati a «mettere in sicurezza i propri oggetti» e «salire ai piani alti», loro hanno preso la pala, si sono infilati un’incerata e, da mezzanotte per tre ore, hanno costruito argini alla strada che di lì a poco si sarebbe trasformata in fiume. Un miniterrapieno al cancello fatto di tavole di legno rinforzate dietro con la terra, un altro messo su con sacchi di sabbia o materassi. Così gli abitanti di via San Lorenzo hanno salvato le loro case.
«Ormai, dopo l’alluvione di due settimane fa, sappiamo come difenderci. Se aspettiamo che qualcuno venga a darci una mano...», spiega Nicola Iacopetti. Idraulico, babbo di due bambini di 8 e 11 anni, vive con la moglie in via San Lorenzo 88, la zona che il 10 e 11 novembre è stata sommersa dalle frane delle colline del Candia. Il fango “vecchio” è ancora in strada, insieme ai tronchi che ancora non sono stati portati via perché “rifiuti speciali”; nei giardini sono ancora ammassati i mobili fradici della piena passata.
Stavolta tutti – o quasi – gli abitanti si sono attrezzati: viene giù acqua? Tombiamo i nostri cancelli, proteggiamo le stradine laterali con paratie, sacchi di sabbia, vecchi materassi, quel che c’è. E ha funzionato. «Abbiamo lavorato per tre ore – spiega Nicola – grazie al nostro vicino Giorgio Conti, che ha un’azienda agricola ed è venuto con la ruspa. E dopo aver finito qui davanti casa, ho dato una mano ai miei vicini».
Così si è salvato il ristorante Gallo Moro della famiglia Mosti, la cui cantina si è era alluvionata due settimane fa. «Siamo aperti e speriamo di restarlo», spiega la signora Bruni.
Un piccolo miracolo. Via San Lorenzo, infatti, nella notte si è trasformata in un fiume in piena, alimentato dalla pioggia e dal fosso Gabbiano, saltato due settimane fa per buona parte della tombinatura. Stavolta, oltre all’acqua, sono venuti giù i sassi e i pezzi di marmo affiorati da sotto l’asfalto di via Gabbiano, saltato via con l’acqua. A differenza della famiglia Iacopetti e dei suoi vicini, la signora Andrea Thann non aveva una barriera al cancello. «Vivo sola con due figli di 12 e 17 anni – spiega – l’alluvione aveva distrutto tutto, compresi i documenti della mia attività di vendita per corrispondenza. La Giusti Computer è riuscita a recuperarmi i dati di 26mila clienti. Avevo appena finito di togliere il fango ed è entrata acqua. Non ho più un soldo, la casa rimarrà vuota».
Come lei hanno subito la piena Elisa Giusti, la sua famiglia e i loro vicini. Che non vedono di buon occhio le dighe fai-da-te. «Non potevo alzarmi sennò il bimbo si svegliava – spiega Elisa – ma non per questo devo prendermi l’acqua se gli altri si costruiscono dighe».
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