La protesta
Un monte di rifuti a cui Ape Carica cerca di ridare vita
MASSA. Divani, materassi, pezzi di armadi e scheletri di cassettiere senza cassetti. E ancora: libri senza la copertina, occhiali da vista rotti, pentole senza manici, vasi distrutti e giocattoli che...
MASSA. Divani, materassi, pezzi di armadi e scheletri di cassettiere senza cassetti. E ancora: libri senza la copertina, occhiali da vista rotti, pentole senza manici, vasi distrutti e giocattoli che ormai hanno perso la loro utilità. Sono gli oggetti che fino a poco fa vivevano nelle case alluvionate. Oggetti adesso ricoperti di fango, distrutti, accatastati uno sopra all’altro. Erano tredici, inizialmente, i punti di raccolta dove gli alluvionati potevano gettare gli oggetti danneggiati. A questi si sono aggiunte tante altre piccole montagne di rifiuti, formatesi metro per metro ai lati di un cassonetto o sul ciglio di una strada. I camion dell’Asmiu, da ormai più di due settimane, percorrono senza sosta avanti e indietro le vie cittadine, uscendo ed entrando di continuo da ricicleria e discarica. Almeno 250 i viaggi fatti fino ad ora, ai quali vanno aggiunti altri 9 viaggi effettuati dalla Segeco e 19 da Apuana Ambiente. Per non parlare dei continui via vai che i quindici volontari dell’Ape Carica - cooperativa sociale che promuove anche il mercatino del riuso “Niente di nuovo” in via Carducci – hanno percorso a bordo dei loro furgoncini o delle loro due Api, raggiungendo quindi anche i posti dove i mezzi pesanti non riuscivano ad arrivare.
«Il lavoro è veramente tanto – commenta Carlo Paolini, presidente Asmiu – lavoriamo con turni straordinari. 415 le ore dedicate alla raccolta oggetti degli alluvionati, 86 le ore dei turni straordinari della ricicleria che è rimasta aperta anche la domenica. Abbiamo lasciato un po’ indietro le persone non colpite dall’alluvione, perché c’era un’emergenza, ma ora riprenderemo anche il regolare servizio di raccolta rifiuti». I numeri sono impressionanti: 1.491,986 chili di oggetti danneggiati raccolti (572 portati in ricicleria e 919,986 in discarica). Più di mille tonnellate di rifiuti che, ora, dovranno essere smaltiti. L’80% di essi (la percentuale è approssimativa) non potrà essere riciclato. Ma “Ape carica” ha cercato comunque la strada del riciclo, recuperando tutto il possibile e ridargli una vita. Sette i quintali di oggetti recuperati, molti dei quali, sono già stati redistribuiti agli alluvionati che ne avevano bisogno. Fra questi: sedie, gabbie per animali domestici, bicchieri, posate. «Abbiamo cercato di salvare il salvabile – spiega Cinzia Sbrana, presidente Ape carica – quello che non poteva essere riutilizzato ma era riciclabile lo abbiamo lavato e portato in ricicleria, come i libri. Per il resto abbiamo sistemato e riconsegnato a chi ne aveva bisogno. Il nostro obiettivo sarebbe creare un magazzino di oggetti per le emergenze. Per ora tutto quello che troviamo, lo sistemiamo e lo si può trovare al nostro mercatino del riuso».
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