Il Tirreno

Palazzina crollata: il processo comincia con un rinvio

di Alessandra Vivoli
Palazzina crollata: il processo comincia con un rinvio

Per un difetto di notifica la prima udienza slitta a marzo La prescrizione è ancora lontana: ci sono 5 anni e mezzo

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CARRARA. Crollo della palazzina in via Carriona: il processo, con cinque fra professionisti e dipendenti comunali sul banco degli imputati, non entra nel vivo. Per un difetto di notifica tutto è stato rinviato al prossimo 26 marzo. Un nulla di fatto, per l’attesa prima udienza del maxi processo legato al crollo della palazzina sul fiume, in pieno centro storico. E un rinvio, che, almeno per il momento, non fa scattare l’allarme per la prescrizione: i tempi per l’ipotesi di reato di crollo colposo sono infatti di sette anni e mezzo (i fatti contestati risalgono al 2 novembre del 2010).

Tutto rinviato al 26 marzo. È stato l’avvocato Dalle Luche, del foro di Viareggio (per la parte civile Miriam Mannozzi, in sostituzione del legale Filippo Antonini) a sollevare il problema. Ossia a chiedere al giudice l’autorizzazione a citare i responsabili civili (Comune, Coestra e Abc) costituiti in fase di udienza preliminare. Un difetto di notifica che ha accomunato anche altre parti civili, fatta eccezioni per Carmelo Ciaramella, rappresentato dai legali Alessio Menconi e Monica Menconi, e Gianfranco Bertocchi (avvocato Giovan Battista Bertocchi). Il giudice Cosimo Maria Ferri, dopo essersi ritirato per oltre mezz’ora, ha emesso un nuovo decreto di citazione dei responsabili civili. Tutto è stato rinviato al prossimo 26 marzo.

L’attesa dei testimoni. Lei, Anna Maria Rossi, la sua casa, al primo piano l’ha vista crollare per prima. Luigi Ricci si è accorto delle strane crepe sui muri e ha dato l’allarme. Poi ci sono altri inquilini, Umberto Maggiani, Stefania Devoti, che hanno visto sgretolare la palazzina in cui vivevano.

Tutti sono stati chiamati come primi testimoni della pubblica accusa. «Quello che è successo certo che non dimentichiamo - dice Anna Maria Rossi in attesa dell’apertura del processo - Io ho perso tutto, non avevo più nemmeno un mobile, tutto era nel fiume».

Le parti civili. Queste le parti civili che si sono costituite nel processo che si è aperto ieri in tribunale davanti al giudice Ferri: Carmelo Ciaramella, Anna Rosa Zambelli, Anna e Edda Bernardi, Alessandra, Chiara, Claudia e Valentina Del Monte, Maria Rita Costa, Antonio Ricciarelli, Miriam Mannozzi, Gianfranco e Pierluigi Bertocchi, Rosa Vinchesi, Pierluigi Carozzi.

La vicenda. Per il crollo della palazzina in via Carriona sono sotto accusa gli ingegneri Pietro Orsini e Nicola Festa, direttori dei lavori dei lavori di risagomazione dell'alveo del torrente Carrione nel centro storico (lotto Valle). Il dirigente dell'ufficio Opere pubblico del Comune e responsabile unico del procedimento, ingegner Sergio Alteri.

E ancora, sono sul banco degli imputati, il direttore dei lavori della ditta Coestra, aggiudicataria dell'appalto per la risistemazione dell'alveo del Carrione, Gianluca Dei. E Paolo Fredducci, responsabile tecnico della ditta Abc Generale Engineering, incaricata di eseguire lavori di bonifica bellica nel fiume. Gli ingegneri Orsini, Festa e Dei della Coestra, secondo la Procura, avendo realizzato la demolizione delle briglie nel tratto compreso tra il ponte di via Apuana e quello di via Cavour, avrebbero fatto aumentare significativamente la pendenza dell'alveo fino a due metri, provocando un considerevole aumento della capacità erosiva della corrente.

Il dirigente Sergio Altieri, invece, avrebbe omesso di controllare e garantire che i lavori fossero realizzati in alveo secondo i tempi previsti dal progetto approvato, e non avrebbe coordinato questa fase con la bonifica bellica, consentendo, insieme ad Orsini, che la ditta Abc realizzasse quei lavori in assenza di una perizia di variante approvata.

Al responsabile tecnico della ditta Abc, Paolo Fredducci, viene contestato che, eseguendo tra il 21 e il 28 settembre del 2010, i lavori di bonifica bellica e realizzando il ripristino di piste nella sponda destra del fiume (fra il ponte di via Apuana e quello di via Cavour) avrebbe demolito il bauletto della fognatura posto in corrispondenza al muro d'argine, vicino all'edificio di via Carriona in cui si è verificato il crollo.

A Orsini e Altieri è contestato anche di aver autorizzato Dei della Coestra a riprendere i lavori nell'alveo del Carrione, in assenza di una certificazione che attestasse l'avvenuta bonifica bellica. Consentendo così una nuova movimentazione del materiale in alveo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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