Il dolore
Meucci, niente autogestione
La preside La Pietra concede agli studenti solo la palestra
MASSA. L’Itis Meucci non è in autogestione, perché l’autogestione non è un’attività che la scuola può concedere. Dunque, tutti in aula con buona pace dei ragazzi che volevano manifestare il loro dissenso al ddl Aprea.
La preside del Meucci, Filomena la Pietra, non ha dubbi: «Giuridicamente l’autogestione è illegale; come potrei permettere di farla nella mia scuola? Però i ragazzi li ho voluti ascoltare, ho ricevuto i rappresentanti di istituto e abbiamo trovato un piccolo accordo».
Gli studenti si sono riuniti nella palestra dell’istituto aperta dalla preside per evitare che stessero nel cortile. Concessa solo per motivi di sicurezza, non è occupata, come nessuna delle aule. I ragazzi possono riunirsi lì ma sono di fatto “assenti ingiustificati”. Perciò La Pietra ha avvertito i genitori dei minorenni. Poi ha chiamato la Digos perché vigilasse, visto che si erano radunati a centinaia al chiuso.
«Il servizio scolastico non è interrotto – spiega la preside – i ragazzi devono sapere che possono fare lezione, gli insegnanti sono tenuti ad andare avanti coi programmi, interrogare e far compiti in classe; la scuola non porge il fianco ad atti di forza». La preside conosce i diritti degli studenti a manifestare, «ma vorrei che imparassero a denunciare ciò che non va fuori dagli orari di lezione», spiega. I ragazzi si sono lasciati convincere alla forma di protesta più morbida anche per non incappare nel 5 in condotta, ventilato nei giorni scorsi per chi promuoveva l’autogestione. «Non c’è al momento nessun provvedimento di 5 in condotta – specifica la preside – è una decisione del collegio, parlarne è prematuro».
La protesta soft continuerà stamani nella palestra e La Pietra terrà una lezione sulla costituzione. In aula c’è la maggior parte degli alunni; circa 200 invece erano ieri in palestra a manifestare la loro contrarietà nei confronti della presidenza. «Le porte della scuola non sono mai state chiuse – conclude La Pietra – il diritto alla studio è stato sempre garantito. Ho solo suggerito una forma di protesta più matura: stendere un documento con le ragioni della protesta da leggere in assemblea e consegnare alla dirigenza scolastica. Conosco la gioventù: per loro le regole sono muri da abbattere».
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