Gioco
No alle ordinanze agricoltori in piazza in difesa del Candia
Domattina sit-in con vanghe e zappe sotto il municipio Coldiretti: basta con misure tampone, ci vuole un vero piano
MASSA. Niente forconi, ma vanghe, zappe, utensili e attrezzi indispensabili per chi fatica ogni giorno tra campi e vigne. Così il mondo agricolo massese scende in piazza. Era da un pezzo che non lo faceva. L'ultima volta è stato nel novembre 2010: quella volta una delegazione di imprenditori agricoli andò direttamente dal prefetto con gli stivali in segno di protesta. Per denunciare la situazione diffusa di regimi idrogeologici saltati nella zona di costa. A distanza di due anni la situazione è più o meno la stessa, se non peggiorata nel versante della viticoltura eroica. L'ultima alluvione ha prodotto, secondo stime di Coldiretti, circa 18 milioni di euro di danni all'agricoltura.
Domani, dunque (il ritrovo è previsto intorno alle 10) una delegazione di agricoltori si ritroverà sotto il municipio per presidiare pacificamente l'atrio di palazzo civico, incontrare i capigruppo del consiglio comunale e presentare un ordine del giorno per aprire una nuova fase sulla gestione dell’emergenza del territorio. Gli agricoltori di Coldiretti insieme ai viticoltori iscritti al consorzio di Tutela del Candia dei Colli Apuani Doc chiederanno la soppressione delle ordinanze di messa in sicurezza inviate a 360 proprietari della zona del Candia. Le ordinanze erano già state prorogate al 31 dicembre di quest’anno proprio grazie al pressing di Coldiretti. Per gli interessati queste ordinanze sono misure tampone che non hanno una reale efficacia. Anzi: laddove i lavori sono stati eseguiti, le frane hanno innescato un devastante effetto a catena aprendo fronti di decine di metri. Coldiretti e Consorzio di Tutela, che intanto hanno già nominato un legale ed un esperto per studiare, valutare e risolvere il dissesto idrico nella zona del Candia, chiederà il riassetto generale della rete idrogeologica. «La nostra protesta – spiega Vincenzo Tongiani, presidente Coldiretti – è la protesta di chi si è rotto di leccarsi le ferite ogni anno. La situazione è talmente esasperata e grave che necessità di essere rivista nel suo complesso. Non si può pensare di risolvere il problema, che oggi è di tutti, e non solo dei viticoltori e degli agricoltori, a colpi di ordinanze nel tentativo di scaricare responsabilità e colpe. Il Comune chiede, ai cittadini e alle imprese agricole di provvedere di tasca propria alla messa in sicurezza delle frane a intervenire direttamente nell'equilibrio del terreno. Ma senza un’analisi complessiva e di interventi coordinati e collegati tra di loro è tutto inutile. Il prossimo autunno saremo ancora qui a parlare delle stesse cose, a piangere sul latte versato, a svuotare cantine, curare ferite nelle vigne». Sotto il Comune ci saranno in prima linea proprio i viticoltori del Candia, e tanti agricoltori della zona di costa colpiti dall’alluvione. «Vogliamo solo – conclude Tongiani – garantire un futuro al nostro territorio perché di questo passo, tra qualche decennio, ne rimarrà ben poco».
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