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«Pensa ai bimbi, figliuolo». I consigli web del falso prete

«Pensa ai bimbi, figliuolo». I consigli web del falso prete

Il colloquio privato su Facebook tra un nostro cronista e il falso sacerdote. Intanto gli inquirenti sono a caccia del millantatore: «Può essere pericoloso»

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MONTIGNOSO. Don Maurizio Iandolo, parroco di San Giuseppe Artigiano, è su Facebook a sua insaputa. Qualcuno ha preso una sua fotografia e ha creato un profilo spacciandosi per il prete del Cinquale. E ha già collezionato più di centosessanta amici. Il prelato ha chiesto aiuto ai giornali per evitare che qualcuno possa finire nelle grinfie di questo malintenzionato. Lo ha fatto dopo la denuncia alla polizia postale e dopo aver avvisato il vescovo monsignor Giovanni Santucci. Accettato l’invito ieri mattina un nostro cronista ha chiesto l’amicizia al presunto prete e lui ha detto di sì. Ed è partito un rapporto fatto di messaggi e di link. Sono entrati in confidenza. Testimoniando che i timori del vero parroco sono fondati: questa persona può carpire i segreti di chi si consegna a lui credendo di avere di fronte un religioso.

Il primo approccio è stato il commento a un link postato dal giornalista nei giorni scorsi sulla morte del quindicenne a Roma deriso dai compagni di scuola. Il falso don Maurizio attacca: «È morto un innocente». Poi di rimando: «La gente è cattiva e parla sempre male degli altri». Un vero chiodo fisso questo per chi si cela dietro il profilo del parroco del Cinquale. Come testimoniano i post in bacheca che compaiono quotidianamente: «Chi di spada ferisce, di spada perisce».

A questo punto, trovato un contatto, il nostro cronista gli ha mandato un messaggio privato ed è partita una conversazione che, nonostante non abbia rivelato nulla di clamoroso, nel tempo avrebbe potuto avere conseguenze spiacevoli. Ecco lo scambio sul messanger avvenuto intorno alle 13. Cronista: «Don, ti ricordi di me?». Falso prete: «Figliolo, come mai questa domanda (con emoticon sorridente)». E poi: «Un Padre non dimentica mai i propri figli». Cronista: «Potevi anche non ricordare, sarebbe stato comprensibile perché sono passati tanti anni e io mi sono trasferito». E ancora: «Comunque mi hai sposato, anche se mi sa che facevi meglio a non farlo». Falso prete: «Come stai?». E ancora: «Ti sei divorziato?». Cronista: «Tra alti e bassi bene». E poi: «Ancora non sono divorziato, ma stiamo pensando alla separazione. Però abbiamo due bimbi». Falso prete: «Allora cerchiamo di tutelare i più deboli». Cronista: «Lo so, infatti è questo che ci frena». E ancora: «Ma ormai tra noi non c’è più nulla». Poi: «Litighiamo sempre, la colpa però è soltanto mia». Falso prete: «Sta a voi la scelta, siete grandi ormai». Poi tronca la discussione: «Ti devo salutare, a presto». Cronista: «Grazie don, se posso un giorno passo a trovarti».

Un colloquio durato una decina di minuti, pericolosissimo però. Perché la storia della separazione era inventata, come era inventato quel prete, ma se dall’altra parte non c’era un giornalista ma un marito in cerca di conforto cosa poteva accadere? Cosa potrebbe accadere se qualcuno si confessasse con questa persona? Dei segreti potrebbero finire nella mani sbagliate ed essere usati per ricattare qualcuno. Anche perché tra le amicizie del falso parroco ci sono dei politici, ma anche degli imprenditori. Insomma, c’è poco da scherzare.

Proprio per questo sia la polizia postale, sia la procura, da luglio hanno preso sul serio la denuncia di don Maurizio. E sono sulle tracce di questa persona. Che all’apparenza non sembra essere un genio dell’informatica e quindi qualche errore potrebbe anche averlo commesso. Ad esempio ci sono dei link che ha postato, insieme alle pagine di vari papi o di padre Pio, che non appartengono a un uomo di Dio. Troppo evidenti per essere pubblicati come se nulla fosse nella propria bakeca, dove tutti possono vederle. La foto del profilo, poi, che ieri ha cambiato, potrebbe essere una traccia. Sembra una foto che qualcuno ha scattato cogliendo di sorpresa il parroco. Forse è da lì che si può trovare lo spunto per scovare questa persona. Prima che diventi pericolosa per qualcuno. E magari capire perché lo ha fatto.

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