Il dolore
Mondopesca rilancia la sfida di un pescato a chilometri zero
Impresa Pesca Toscana di Coldiretti vuole essere protagonista e competitiva con la filiera corta Nel mirino le restrizioni che rischiano di favorire i prodotti esteri e in particolare il fermo biologico
MARINA DI CARRARA. Pesce sfilettato già pronto per le tavole, filiera corta, e vendita diretta dalla banchina al consumatore per portare i pescherecci toscani in acque sicure. E poi valorizzazione della tracciabilità e potenziamento congiunto del brand Made in Tuscany (e quindi anche Made in Italy), aggressione ai costi di produzione (+700% in 25 anni per il gasolio passato da 0,1 al litro a 0,7) e alla burocrazia (servono 113 atti amministrativi per varare una nuova barca, e 57 per avviare un impianto di acquacoltura!). I pescherecci toscani sono pronti a tornare al centro della filiera e non più a subirla come è accaduto fino ad oggi. A riportarli ai timoni di comando il progetto per una filiera corta tutta italiana promosso da Coldiretti e Campagna Amica (info su www.toscana.coldiretti.it ) attraverso la rete di vendita diretta nazionale dove è già possibile, anche in Toscana, acquistare il pesce appena pescato al 100% del Mar Tirreno. A fianco di zucchine e cavoli, olio e vino, ora è possibile trovare triglie, scampi, gamberoni, polpi, seppie e tutto il pesce di stagione. Anche in vaschetta e già pulito. I risultati, la dove il pescato fresco è già arrivato, sono stupefacenti. Sono gli obiettivi di Impresa Pesca Toscana che dal terzo Salone della Pesca, Mondopesca, in corso fino a stasera a Marina di Carrara, ha tracciato linee e progetti per il futuro dei pescherecci toscani alle prese con molteplici punti di debolezza che li rendono fragili alle prospettive di mercato. Già una cinquantina quelli che hanno aderito e scommesso su Impresa Pesca. Un settore, quello ittico, che nel Mar Tirreno vive tra luci ed ombre ma che sembra aver trovato un equilibrio tra numero di imbarcazioni e risorse. «Il rapporto tra le risorse ittiche, quindi la quantità di pesce, e la flotta oggi presente è appropriato e rende i prezzi più competitivi. Non accade così nell’Adriatico – ha analizzato Massimo Spagnolo dell’Università di Salerno e Presidente Irepa – dove invece la concorrenza è molto forte e il numero di imbarcazioni è eccessivo rispetto alle risorse».
Anche il reddito pro-capite, altro indicatore indicativo, è tra i più alti. «Le imprese ittiche toscane sono più sane rispetto alle impese siciliane, dell’adriatico e di altre regioni – ha spiegato Tonino Giardini, Coordinatore Nazionale di Impresa Pesca – nel Tirreno opera una flotta piccola ma proporzionata. C’è spazio per tutti. Ora è necessario spostare l’attenzione dalla sbarco alla tavola perché la tutela del prezzo diventa fondamentale. Dovremo tornare, per evitare che il sistema commerciale comprima il prezzo di vendita, a dare servizi simili a quello del commerciante. Il pesce dovremo venderlo, sfilettato, pronto per la tavola”.
Piccola ma sana la flotta Toscana è composta da 620 imbarcazioni dislocate su 26 porti nel litorale. Fra i temi affrontati, il fermo biologico contestato duramente dalla flotta Toscana: «Il fermo biologico – ha analizzato ancora - deve essere adeguato al contesto, il Mar Tirreno, e non quello Adriatico per cui è stato pensato. Si possono strutturare chiusure di aree individuate per la riproduzione (nursering) e continuare a pescare in altre. Dobbiamo portare l’Unione Europea a ragionare in maniera diversa da area ad area». Il fermo biologico si traduce in un incentivo alle importazioni di pesce dall’estero.
A tenere a battesimo Impresa Pesca Coldiretti l’Assessore all’Agricoltura della Regione Toscana, Gianni Salvadori che ha sottolineato, richiamando al progetto “Vetrina Toscana”, come sia evidente la necessità di «incentivare il consumo di pesce povero per dare risposte alle imprese ittiche toscane costruendo una filiera vera». Per il Presidente Coldiretti Toscana, Tulio Marcelli “è necessario agire sul valore aggiunto, farlo comprendere al consumatore così come accade già per l’agroalimentare, per portare il pesce sul mercato a prezzi adeguati distinguendo il pesce importato da quello nostrano. Il marchio di Campagna Amica – ha concluso chiudendo i lavori della prima uscita ufficiale di Impresa Pesca - è la garanzia per il consumatore”.
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