Il Tirreno

Zaccagna, protesta in Comune

Zaccagna, protesta in Comune

Una delegazione alla seduta del consiglio per dire no al trasloco al Galilei

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CARRARA. Erano almeno un centinaio gli studenti che, insieme a docenti e i vertici dell’istituto si sono fatti sentire, ieri in Consiglio Comunale. Il problema, all’ordine del giorno da diversi mesi è l’accorpamento anche fisico tra i due istituti, Zaccagna di Viale XX Settembre e Galileo Galilei di Avenza. In tempi di razionalizzazione infatti, com’è noto, la Provincia, che ha completa competenza sugli istituti scolastici superiori, avrebbe intenzione di spostare l’intero Istituto per Geometri e Ragionieri nella sede di quello tecnico industriale di Avenza. Soluzione questa che trova assolutamente contrario tutto il personale docente e gli studenti. «Non definirei la nostra una protesta, bensì una sollecitazione all’Amministrazione comunale - afferma il vicepreside dell’Istituto Zaccagna Fabio Telara - riguardo agli spostamenti ma anche in relazione alle problematiche legate all’orientamento per i futuri iscritti che comincerà già la prossima settimana, dato che ad oggi, non sappiamo ancora quale potrà essere la nostra sede». Sarebbe meglio spostare il Galilei allo Zaccagna e non viceversa. Di questo è certo il Vice Preside: «Per accoglierci - sottolinea - il Galilei necessiterebbe di una ristrutturazione abbastanza intensiva e della creazione di nuovi spazi, anche laboratori, aspetto questo preminente per una scuola tecnica». Al contrario lo stesso problema non sussisterebbe allo Zaccagna, dove c’è una palazzina non sfruttata e facilmente riqualificabile per aggiungere aule e laboratori. Che il Comune si faccia tramite verso la provincia per avere intanto una risposta riguardo a come sarà eseguita la ristrutturazione degli edifici scolastici, con una certa urgenza data la necessità oggettiva di sapere come poter organizzare gli spazi, questo chiedono dallo Zaccagna. E ricordano poi che 150 anni fa la scuola fu istituita con un accordo economico tra più enti: fu quindi partecipata per il 50% dalla Provincia, per il 40 dal Comune e per il 10% dalla Camera di Commercio. Insomma, il Comune, pur nel rispetto dei ruoli, avrebbe titolo a farsi sentire.

Barbara Monaco

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