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Candia, Coldiretti attacca Pool per studio anti frane

Candia, Coldiretti attacca Pool per studio anti frane

Col consorzio di Cima parte la controffensiva, è stato nominato anche un legale Il presidente Tongiani: «Adesso però pensiamo a tutti i problemi da risolvere»

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MASSA. La Coldiretti e il consorzio di tutela del Candia dei colli apuani doc hanno nominato un legale e dato mandato ad un team di esperti chiedendogli di sviluppare uno studio di valutazione per arrivare a presentare un progetto di riassetto idrico complessivo del Candia. La principale organizzazione agricola sta anche valutando, insieme ai viticoltori, la possibilità di azionare le leve della protesta già la settimana prossima. «Strada possibile - dice Vincenzo Tongiani, presidente provinciale Coldiretti - è ora di affrontare seriamente i problemi».

Problemi come quello della frana, già oggetto di un intervento di messa in sicurezza, che si è trasformata in una slavina di fango e acqua. Per fortuna, Alceste Balloni ed i suoi familiari non erano in casa quella sera quando la pioggia ha deciso di abbattersi, come non mai, sulle colline del Candia e sulle zone limitrofe. L'onda di fango ha sfiorato la casa per pochi metri: un miracolo. La frana si è staccata nello stesso punto interessato dallo smottamento del 2010 quando anche allora le forti precipitazioni avevano innescato un'escalation di frane in tutte le colline della Doc provocando anche delle vittime. Per "guarire" quel versante l'azienda agricola Balloni, in località Castagnara, aveva speso, di tasca propria, circa 14 mila euro.

Le ultime piogge non solo hanno annullato i lavori di messa in sicurezza ma hanno addirittura peggiorato lo stato del versante che con le piogge è completamente crollato portando fino a valle, ai piedi della casa, decine di metri di vigne. La frana ha sventrato il versante aprendo un fronte di circa 90 metri. Un taglio lungo e profondo che costeggia la casa. I lavori di "ripristino" erano estati eseguiti - dopo regolare progettazione e messa in opera da parte di ingegneri e geologi - utilizzando il sistema a "gabbioni", un reticolo di gabbie di ferro collegato l'uno all'altro e posizionate in modo da bloccare il terreno.

Una soluzione che si è rivelatafallimentare: non solo la frana si è staccata nello stesso punto del 2010 ma ha coinvolto tutto il versante.

Secondo Aurelio Cima, presidente del Consorzio di tutela del Candia la soluzione è da cercare nel passato copiando e riprendendo i sistemi di messa in sicurezza utilizzati da generazioni di vignarol. «È evidente che prima di mettere ancora mani alle frane, metterle in sicurezza, serve prima affrontare uno studio più organico per capire come intervenire e con quali metodi».

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