Sicurezza
Niente di simile in due secoli E il Ricortola va raddoppiato
La bomba d’acqua ha tutte le caratteristiche per essere classificata “ultraduecentennale” Un parametro che costringe ad allargare ponti e alvei. Previsti almeno 3 anni di lavori
MASSA. Oltre la piena duecentennale, forse anche oltre quella cinquecentennale, e non è escluso che sia addirittura qualcosa di più. Gli studiosi sono al lavoro per valutare tutti i dati e la risposta definitiva ancora non c’è, ma tutto sembra condurre a un unico, inquietante risultato: l’alluvione che ha colpito Massa-Carrara nella notte tra sabato 10 e domenica 11 novembre potrebbe essere classificata come ultra duecentennale.
Ovvero, un evento così catastrofico come ne capitano ogni due secoli, forse cinque. Un “big one”, come negli Stati Uniti chiamano i terremoti sconvolgenti, che potrebbe azzerare tutti i parametri secondo i quali sono stati progettati alvei e ponti per riadattarli alla nuova, più funesta previsione.
«L’ingegner Settesoldi – spiega il sindaco Roberto Pucci – che ha curato anche lo studio per il rischio idrico del piano strutturale sta facendo i calcoli. Sembra che stavolta si sia superata la piena duecentennale, forse oltre ancora».
Di cosa stiamo parlando? Duecento anni sono uno dei parametri temporali, detto “tempo di ritorno”, in base al quale si calcola la pericolosità idraulica. Che è “molto elevata” se il tempo di ritorno è di 50 anni, “elevata” a 200 anni e “moderata” a 500 anni. Una piena duecentennale presuppone che cadano 80 centimetri cubi al secondo di pioggia. E siccome l’alluvione di dieci giorni fa ha visto una concentrazione di rovesci fortissima in appena 3 ore, ci sarebbero tutti i presupposti per classificare la recente alluvione come “duecentennale”.
Che cosa comporta questa classificazione? Tutti i corsi d’acqua, dal ruscello di montagna al fiume, tutti i ponti, tutti gli alvei vanno proporzionati alla nuova pericolosità idraulica in agguato. In sostanza, vanno allargati per permettere al muro d’acqua che minaccia di venir giù di trovare spazio sufficiente. Ma quanto più larghi?
Di ufficiale, anche in questo caso, non c’è ancora niente. Ma sulle scrivanie dei tecnici qualche cifra già si muove. Il Ricortola, ad esempio, ad oggi misura da sponda a sponda circa 6-7 metri. Applicando la portata di una piena duecentennale, la sezione arriva a toccare gli 11-13 metri. Il doppio. «Dunque – spiega il sindaco – non ci sarà solo da rifare i 22 ponti che si trovano sul Ricortola ma anche da allargare l’alveo». Il primo cittadino non si sbilancia sulle dimensioni. Ma, se la matematica non è un’opinione, tredici metri sono più del doppio di sei. Dunque l’alveo va raddoppiato.
Sennonché la zona è ad altissima densità abitativa. Le ruspe gratteranno porzioni di giardini? Tireranno giù case? Un’occhiata a volo d’uccello sul torrente restituisce spazi liberi soprattutto sul margine destro (guardando verso il mare) ma lo studio è ancora da avviare.
Eppure questa sembra essere la volta buona per dare una svolta definitiva alla questione idrogeologica del territorio. «La nostra direzione, che è anche quella dell’amministrazione regionale, è di effettuare lavori complessivi, a partire dalla foce in su, per la messa in sicurezza immediata dei corsi d’acqua», spiega Pucci. Ricortola, Canal Magro, Lavello sono in sala d’attesa. Per il primo, i lavori ammontano a 58 milioni di euro. Il Canal Magro ne richiederà 25.
Proprio ieri sera, alle 21.30, Pucci, con i colleghi di Carrara, Aulla, Fivizzano, rappresentanti di Provincia, Genio civile e Protezione civile, è stato ricevuto dal presidente della Regione Enrico Rossi a Firenze per concordare gli interventi di somma urgenza. La lista che Pucci si porta con sé è lunga. «Serviranno decine e decine di milioni di euro – spiega Pucci – e, se siamo veloci, almeno tre anni». Ormai non si può più rimandare.
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