Il dolore
«Tutto il fango nella strada e la gente che spalava»
Disegni e pensieri dei bimbi del Garibaldi: ha squillato il telefono, erano quelli che salvano le persone, la protezione civile ci ha detto di andare ai piani alti
CARRARA. I bambini della scuola dell’infanzia “Garibaldi” raccontano l’alluvione. Il telefono che squilla nel cuore della notte, il rombo del fiume, la preoccupazione dei genitori, il fango che invade le strade e la pioggia “forte”: queste sono solo alcune delle immagini più ricorrenti rappresentate nei disegni dei bambini che, nei giorni scorsi, alla ripresa delle lezioni, sono stati invitati dalle loro insegnanti a raccontare l’alluvione.
Parole e disegni per esprimere timori e paure ma anche una consapevolezza sorprendentemente profonda di quanto è accaduto: «Erano tutti sensibilizzati dai discorsi dei genitori, da quello che avevano visto con i loro occhi e dalle immagini della tv», racconta Maria Elena Panerai, insegnante del Garibaldi, mostrando alcuni dei disegni realizzati in tutte le sezioni della scuola dell’infanzia. C’è il Muraglione che crolla sotto la pioggia battente, una famigliola in mezzo al fango e il Carrione che sale fino a toccare l’arcata del ponte: tante immagini, che le maestre hanno accompagnato con una didascalia ricavata dai pensieri e dai racconti dei bambini. “La mamma aveva paura ma io no”; “C’era tutto il fango per strada, con la gente che spalava”, “Prima non si poteva bere l’acqua, ora sì”: questi sono solo alcuni dei commenti con cui i piccoli alunni del Garibaldi hanno corredato i loro disegni.
Particolarmente significativa la testimonianza di Luca, residente nella zona del centro storico: «Ho sentito la sirena e poi ha squillato il telefono: era la protezione civile, ci ha detto di andare ai piani alti. Noi l’abbiamo fatto perché loro sono quelli che salvano le persone», ha raccontato il piccolo alunno.
«Il messaggio telefonico ha colpito molti di loro, forse perché è arrivato nel cuore della notte, in alcuni casi svegliandoli», spiega ancora la maestra Panerai. «I bambini sanno che ci sono persone, nella protezione civile, nei vigili del fuoco o nelle istituzioni che lavorano per farli stare al sicuro. Un’altra cosa che abbiamo riscontrato è che molti hanno collegato l’alluvione a un lavoro che stiamo facendo a scuola, il progetto europeo Comenius, dedicato proprio all’acqua. Hanno saputo rappresentare bene quello che hanno visto, perché abbiamo lavorato a lungo sull’acqua, spiegando loro che si tratta di una risorsa che gli uomini devono imparare a gestire con saggezza», conclude la maestra.
Cinzia Chiappini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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