Sicurezza
«Troppi tronchi hanno fatto tappo»
Zanobini ex presidente di quartiere: a Bonascola per dare case alla gente furono fatte le tombature, serve una maggiore cura anche a monte
CARRARA. Tombature sì, ma nel mirino anche i lavori di manutenzione delle aree boschive lungo i canali. «Non addosso certo tutte le responsabilità all’ex Comunità Montana, che di certo ha portato via una buona parte dei tronchi tagliati a monte di Bonascola lungo il canale del Botria, ma un po’ di tronchi sono rimastà là e come circoscrizione avevamo più volte richiesto interventi. Ci spiegavano che con il budget a disposizione per tutto il comprensorio, di più non potevano fare. Con l’alluvione il legname, lungo e corto, è stato trascinato dalla piena, tappando la tombatura. Penso che se anche questa non ci fosse stata, il Botria sarebbe straripato lo stesso».
Giorgio Zanobini, ex presidente della circoscrizione di Bonascola-Fossola, guarda il disastro a Bonasacola ad alcuni giorni dalla bomba d’acqua. Le ruspe sono al lavoro per eliminare quella montagna di legno e terra che ostruisce il canale. Un’idrovora pompa l’acqua che scende dal Botria, per evitare che, durante le opere di messa in sicurezza dell’alveo, il canale esondi di nuovo non avendo ancora ritrovato il suo sfogo fra gli argini.
Ma Maurizio Rocchi, dottore Forestale dell’Unione dei Comuni Montana Lunigiana, sostiene: «A Bonascola c’eravamo 15 giorni prima dell’alluvione. Quando tagliamo gli alberi, facciano pezzi da 50 centimetri, e in parte li lasciamo sul posto solo dove i canali in alcuni punti sono inaccessibili perché scorrono in gole. Non lasciamo interi tronchi sulle sponde. Il problema sono le tombature: non dovrebbe esserci. Così anche il materiale legnoso scorrerebbe a valle». Quindi i lunghi tronchi finiti nel Botria sono stati tagliati da privati?
Dove ci sono tombature ormai inamovibili perché costruite in mezzo all’abitato, secondo Rocchi si potrebbe intervenire a monte mettendo griglie che trattengano il materiale e siano poi pulibili. «Oggi siamo intervenuti a Ficola dove una griglia c’è, ma stiamo tribolando ad accedervi per pulirla».
Secondo Zanobini «è facile ora dire, in chiave critica, che si sono tombati i canali e che non si doveva farlo. E’ chiaro che chi governa ha responsabilità politiche, ma non mi sento di lanciare accuse: non si doveva costruire? E poi non dappertutto, dove ci sono le tombature, i torrenti sono straripati. Un tempo, negli anni Ottanta, quando c’era bisogno di case, fu deciso di costruirle a Bonascola. Oggi si può dire che non è stato fatto un buon uso del territorio, ma c’era l’esigenza di dare case alla gente. Secondo me c’è anche il problema che è cambiato il clima. E’ venuta tanta acqua».
Assieme a Zanobini risaliamo via Perla: sotto un gruppo di palazzi la gente guarda la montagna di tronchi che tappa la tombatura del Botria. «In tanti anni, questo canale – dice Zanobini – è la prima volta che scoppia e va di fuori. Quando l’assessore Andreazzoli ha avviato il bilancio partecipato, lo sapete quale era la richiesta più gettonata qui a Bonascola? La tombatura del canale di Acqua fiora, perché maleodorante e con i topi. Ma non è stato coperto, è tombato solo un pezzo più a valle».
In via Bonascola dove il Botria si è riversato portando con sè quintali di fango e tronchi fino alla pizzeria Mariotti (nei pressi c’è anche il canale di Spondarella («e un pezzo – dice Zanobini – è tombato»), la situazione è tornata alla quasi normalità: quasi, perché di fango fra una casa e l’altra ce n’é ancora, oltre a quello accumulato dalle ruspe in qualche spiazzo, subito dopo l’alluvione. Un muretto è crollato, e un orto non esiste più. Lo guarda, dalla sua terrazza Lina Calevro: «Sto qui da 52 anni, mai vista una cosa così». Ha i fondi danneggiati. Dice Sergio Tonelli che abita in un condominio sopra Ca’ Michele: «Dalla sorgente del Botria fin dove comincia la via, c’erano tanti tronchi tagliati». «Tombature o no, – conclude Zanobini – la cura e la pulizia dei monti da parte di tutti deve aumentare».
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