La manifestazione
Calciatore muore a 25 anni per un tumore
Michele De Ponte lottava da più un anno contro un carcinoma alla lingua. Sembrava guarito
MASSA. Ha lottato quindici mesi contro la malattia Michele De Ponte, poi uno spasmo imprevisto gli ha strappato la vita proprio quando sembrava che il peggio fosse finito. Proprio quando mamma Sonia e i suoi familiari avevano trovato una cura costosissima che stava facendo regredire il cancro che gli aveva devastato la lingua. Aveva 25 anni e i suoi amici lo chiamavano Roccia per la sua corporatura e per il suo modo di prendere le cose. Un volto bello, sorridente e conosciuto perché aveva militato in diverse società calcistiche della zona: Apuania e Montignoso le più importanti.
Roccia non c’è più. La mamma al telefono prova a farsi forza e chiede di mettere una foto del suo bimbo sul giornale: «Tanti gli volevano bene, voglio che lo sappiano che Michele non c’è più». Un rapporto, quello tra la donna e il figlio, davvero intenso, basta sbirciare nel profilo Facebook del giovane per capirlo. Tra le foto c’è una che colpisce: lui abbracciato a Sonia, con un sorriso un po’ stentato. Si vedono gli effetti della chemioterapia, ma si vede soprattutto l’amore grande che c’è tra di loro. Un’immagine emblematica, che però per rispetto del defunto non pubblichiamo.
Prima della scoperta del carcinoma la vita di Michele De Ponte era come quella di tutti i ragazzi: montagna, la sua passione, calcio e tanta discoteca. Era uno di compagnia, uno a cui tutti volevano bene. Diplomato odontotecnico pur di lavorare non aveva esitato, nonostante il pezzo di carta, a dare una mano al padre. Tutto bello fino al luglio del 2011 quando il giovane finisce sotto i ferri. Basta leggere sul suo profilo del network per conoscere lo stato d’animo in quei giorni che lo separavano dal ricovero: «Domani all’ospedale per decidere l’operazione per asportare il tumore alla lingua». Due settimane dopo: «Che bello essere tornato a casa dopo quindici giorni di ospedale». Lo smartphone indica la sua posizione: reparto di otorinolaringoiatria di Cisanello. Poi fino a dicembre la chemio, una cura che però comincia a non essere più efficace. E a maggio l’ennesima operazione («mercoledì mi opero, così torno quello di prima»). Invece i medici allargano le braccia e dicono che non c’è più nulla da fare. I De Ponte non si arrendono, non lo farebbe nessuno con un ragazzo di appena 25 anni da salvare, e trovano un farmaco miracoloso a Milano. Michele lo assume regolarmente e il carcinoma regredisce, regredisce, regredisce. Sembra una battaglia vinta, ma si ha paura a dirlo dopo tante delusioni.
L’altro giorno il destino ha bussato alla porta della Roccia e ha deciso che era arrivato il suo momento. Un conato di vomito gli ha spezzato la carotide. E la vita.
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