Sicurezza
Alluvione in centro storico Palazzo Nizza sgomberato
Lo storico edificio in piazza Mercurio, trascurato per anni, è inagibile per le infiltrazioni La tabaccheria ha ordine di andarsene. «Ma se chiudo, sarà difficile trovare un altro posto»
MASSA. Un intero palazzo in pieno centro intriso d’acqua e dichiarato inagibile perché compromesso a livello statico e un’attività commerciale che, oltre al rischio provocato dall’alluvione, corre anche quello di dover traslocare e di affrontare tempi biblici per riaprire.
L’ennesima “vittima” dell’alluvione del 10 e 11 novembre è Palazzo Nizza, di proprietà del Comune, che si trova nella centralissima piazza Mercurio. Affacciato sull’appena restaurata piazza, l’immobile – quello nell’angolo con la torre e l’orologio sopra – versa da tempo in condizioni precarie, tanto che due anni fa l’inquilino dell’ultimo piano fu fatto allontanare e anche la Cgil tre mesi fa ha dovuto lasciare i locali ai piani intermedi (ora è in via Angelini).
Gli ultimi rovesci hanno dato il colpo di grazia. Ironia della sorte, infatti, pochi giorni prima del nubifragio il tetto ha ceduto. Tutto quel che le nuvole hanno potuto rovesciare nella notte maledetta è finito dentro impregnando murature e solai, appesantendo il palazzo e compromettendone la staticità.
Questo è quanto rileva, in un sopralluogo fatto il 16 novembre, il geometra Alessandro Bizzarri del Comune. E per questo il sindaco, Roberto Pucci, ha firmato lo stesso giorno, un’ordinanza per la inagibilità del palazzo e per lo sgombero dei locali a piano terra.
Qui, infatti, “resiste” l’ultima inquilina, la signora Elisabetta Anna Maria Beccari, titolare dell’omonima tabaccheria, un minuscolo negozio al civico 12 aperto nel 1996. La situazione del palazzo è così compromessa, scrive il Comune, che non c’è tempo neppure di avvisare il prefetto, come impone la procedura ordinaria. La questione è di piena emergenza e perciò il sindaco dichiara «la totale inagibilità di tutto l’edificio», ordina alla signora Beccari di sospendere immediatamente l’attività e le impone di sgomberare il fondo entro venerdì prossimo.
Sennonché c’è un piccolo particolare: Elisabetta con la sua attività ci si guadagna il pane. E se deve tener chiuso per un lungo periodo – come minaccia di essere, vista la situazione dello stabile e delle casse comunali che, almeno ad oggi, non hanno consentito neppure la manutenzione ordinaria del palazzo – le cose possono mettersi molto male.
Per di più, spostare una tabaccheria non è come traslocare un qualsiasi altro negozio. «I Monopoli di Stato impongono precisi limiti – spiega la diretta interessata – secondo i quali il negozio deve rimanere in zona, non può avvicinarsi più di 250 metri da altre tabaccherie e per ottenere il trasferimento a volte passano mesi, anche un anno».
La signora Elisabetta, che per l’alluvione ha subito pure danni in casa e ha perso l’auto, rimane così appesa alla speranza che l’intervento sul palazzo sia rapido e, soprattutto, si possa fare mantenendo l’agibilità del suo locale. Cosa che appare assai difficile. «L’edificio è stato trascurato per lunghi anni – spiega il geometra Bizzarri – e non ha avuto una manutenzione costante». La cosa più urgente da fare è il tetto, «che potrebbe risolvere il problema almeno del cinquanta per cento – spiega il tecnico – poi vanno rifatti gli impianti del gas e della corrente elettrica, la torretta dell’orologio, che è stata danneggiata dall’ultimo terremoto». Insomma, il lavoro è tanto, l’impegno economico pure (solo per il tetto si stimano 100mila euro di spesa) e il tempo sarà lungo. La tabaccheria però non può aspettare. «Stiamo valutando un’ipotesi di trasferimento momentaneo – spiega Bizzarri – in un locale in via Alberica accanto a uno studio d’artista. Ma al momento è solo un’idea».
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