Il Tirreno

Mattia non vedeva l’ora di mostrare la moto

Mattia non vedeva l’ora di mostrare la moto

La testimonianza: è sfuggito per un attimo dalle mani del nonno, ma i soccorsi non sono stati ottimali

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CARRARA. Per fare piena luce sulla dinamica della tragica morte del piccolo Mattia Bernardini, un dramma che ha sconvolto le comunità di Carrara e della vicina Ortonovo, saranno sicuramente determinanti le testimonianze del nonno di Mattia, ancora ricoverato in ospedale; del giovanissimo conducente della Skoda che li ha investiti, indagato per omicidio colposo, ma anche del papà del conducente, che era al suo fianco per fare pratica di guida, pochi giorni dopo che il figlio aveva conseguito il foglio rosa .

Ma nel frattempo, iniziano a farsi avanti - con grande rispetto del terribile dolore della famiglia di Mattia, e dell’angoscia in cui è precipitata la famiglia dell’investitore - dei testimoni oculari del tragico incidente di giovedì.

Fra questi, una signora che preferisce mantenere la riservatezza sulla propria identità - è comunque una testimone dell’inchiesta - che era presente, e che invita a una riflessione su qualità e tempi dei soccorsi.

«In quegli attimi - ricorda, ancora sotto choc - si perde la cognizione del tempo. Non so dire quanto sia passato dalla richiesta di soccorso e l’arrivo dell’ambulanza, subito sono arrivati i vigili urbani che erano poco distanti, ma il 118 penso che abbia impiegato almeno 10-11 minuti. Così mi è sembrato, e sono troppi. Chiedo di fare delle verifiche. Ma il punto non è solo questo - aggiunge - secondo me bisogna anche valutare bene quale tipologia di personale è pronto per svolgere un compito così delicato come quello di intervenire sulla strada per incidenti, in cui ogni attimo può essere vitale. Io - aggiunge - anche se ho fatto un corso di pronto soccorso, non sono un’esperta, però insomma, quando ho visto questi tre giovanissimi operatori scendere e quasi si sono messi a piangere quando hanno visto che il ferito era un bambino, mi si è stretto il cuore. Il piccolo respirava ancora, qualcuno di loro voleva mettere un collarino al collo e io gli ho urlato di no, che lo avrebbero soffocato. Secondo me si è anche perso tempo a decidere se fare arrivare l’elicottero al campo sportivo oppure no, insomma, qualcosa non ha funzionato. Forse l’eccezionalità del fatto ha complicato ancor di più l’intervento, non lo so: so solo che avevamo chiesto due ambulanze, e all’inizio ne è arrivata solo una, e questi operatori erano giovani, troppo giovani secondo me. Poi sono arrivate le altre ambulanze, ma era tardi. Chissà, il bimbo sarebbe morto lo stesso per le terribili ferite che aveva, continuo a vedere e rivedere la stessa scena straziante di lui sdraiato e sanguinate, ma vorrei segnalare, ripeto, che secondo me i soccorsi non sono stati dei migliori, lo ripeterò anche nella mia testimonianza».

Sulla dinamica dell’incidente, quello che emerge è che sia stato davvero questione di un attimo, e che la tragedia si sia consumata per una concomitanza di circostanze avverse (al di là del tema, che resta sicuramente d’attualità, sulla necessità di personale, vigili o nonni-vigili, a presidiare la strada al momento dell’uscita).

Sono le 15 e 05 circa, Mattia attraversa la via Covetta da lato mare a lato monti, verso l’ingresso dell’Andersen, insieme a nonno Giovanni; in una mano ha un giocattolo nuovo, una piccola moto. Non vede l’ora di mostrarla al cuginetto e ai bambini coetanei della Andersen. Lui e il nonno stanno attraversando insieme all’altezza delle strisce, il sole è basso e accecante, la giornata tersa. Un attimo: Mattia sfugge per un secondo dalla mano del nonno, proprio mentre sta sopraggiungendo la Skoda; fa un passo, il nonno lo riprende ma fa solo in tempo a finire anche lui sotto la macchina. Mattia rimane esanime a terra, travolto dall’auto, il nonno è trascinato di diversi metri, e sarà liberato dall’intervento di alcuni passanti e del personale della Gloria. Dopo circa venti minuti dall’impatto arriva la mamma Maria, colta da malore; dopo poco il padre, che si scaglia d’istinto sull’investitore ma è subito diviso e poi corre all’eliporto. Il ragazzo investitore, disperato, che sembra un automa.

Questa a grandi linee la ricostruzione sulla base delle prime testimonianze. Dovrà essere ovviamente l’inchiesta condotta dalla polizia municipale per conto della magistratura a chiarire bene dinamica, tempi, modalità. 

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