Il Tirreno

«La viticoltura ha evitato la tragedia»

di Claudio Figaia
«La viticoltura ha evitato la tragedia»

Cima, Tongiani e Mosti: il disastro nasce dai boschi abbandonati, dai fossi tombati, dall’abusivismo, non dal Candia

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MASSA. «Noi la causa del disastro-alluvione? Un falso. Anzi,se non ci fossero le nostre vigne, senza il nostro lavoro quotidiano sulla collina, gli effetti sarebbero stati ancora più devastanti.Senza di noi ci sarebbero stati dei morti». Aurelio Cima siede al sole tiepido della sua abitazione-ristorante-azienda (Cima è la più premiata delle etichette apuane) sul colle di San Lorenzo. Se non fosse per il fango che ancora riempie la strada che porta quassù parrebbe di essere in un piccolo paradiso: cielo azzurro, filari di vigne che rivestono il paesaggio, un calice di piacevolissimo Candia frizzantino. «Un vero giardino apprezzato a livello internazionale ma ignorato se non osteggiato qui a Massa. Alle 5 Terre, in Val d’Aosta la viticoltura eroica come la nostra viene salvaguardata, incentivata. Qui è il contrario. Non vogliamo fare polemiche, ma neanche essere bastonati. E quando leggiamo quel che dice l’assessore Loreno Vivoli è chiaro che non possiamo non rispondere...», dice Cima in coro con Vincenzo Tongiani, presidente di Coldiretti, e Pietro Mosti dell’azienda vinicola L’Aurora nella cui cantina, la notte dell’alluvione c’era l’acqua alta 1,9 metri e le barrique galleggiavano nel fango (250mila euro i danni subiti).

L’assessore l’Ambiente aveva parlato del mancato rispetto e della proroga delle ordinanze di messa in sicurezza inviate a circa 360 proprietari della zona del Candia. Ordinanze inutili e sbagliate per i vignaioli del Candia. «Inutili perchè è inutile che io metta a posto il mio terreno, e l’ho già fatto, se poi il mio vicino lascia i poggi incolti e non li mantiene. Sbagliati perchè spesso ci chiedono interventi, come quelli già fatti da Comune e Provincia, che sono inefficaci se non dannosi. Oltre che costosi: chiedono opere per 250mila euro su terreni che ne valgono 20mila», dice Cima.

«Arrivano su ingegneri e geologi con progetti che prevedono micropali, strutture in cemento... Ma non capiscono che così si appesantiscono i poggi? Perchè non ascoltano i vecchi agricoltori? “Scasso reale” si chiama l’intervento giusto: svuotamenti verso l’interno della collina e terrapieni realizzati con scatole di plastica forate piene di terra ogni tre piane. Funziona da secoli», aggiunge Mosti.

Ma la verità, dicono quassù sul Candia, è che le cause del disastro non sono le frane nelle vigne (che pure ci sono state): «Sono i boschi abbandonati, è di lì che sono scesi a valle, trascinati dall’acqua, interi alberi, tronchi, rami a tonnellate. Sono le tombature dei canali, è la cementificazione del territorio a valle, fatta senza controlli. Le vigne ci sono da mille anni, quelle case da 35. Ricordiamolo».

Una conferma eloquente arriva da un giro per la ancora melmosa zona di San Lorenzo. Ogni villetta che sorge lungo il canale (che si chiama prima San Lorenzo, poi Pernice lungo la strada omonima, poi Cocombola) ha il suo bravo accesso per le auto: un passaggio di cemento sul corso d’acqua. E, sotto, un tubo per convogliare l’acqua. In via Gabbiano, poi, sotto monte Oliviero, i segni dell’ondata spaventosa scesa dai pendii sovrastanti. Il fiumetto doveva passare in una tubazione del diametro di meno di un metro. Ovviamente è uscito e ha devastato ogni cosa al suo passaggio. L’azienda di Mosti per prima.

Ci sono, sul letto del fosso, numerosi tronchi già segati. «Sapete perchè sono lì – dicono Mosti e Cima – perchè la Forestale li ha fatti tagliare ma non rimuovere, perchè sono classificati come rifiuti speciali. Per portarli via occorre una ditta autorizzata che li conferisca in una discarica apposita. Noi li avremmo volentieri usati per il camino. Invece eccoli lì, a fare da tappo. Assurdo».

Assurdo almeno quanto la tombatura che ci fanno vedere in via Valmigli: il fosso viene “intubato” sotto la strada facendo fare all’alveo e all’acqua una curva ad angolo retto. Contro ogni regola dell’idraulica . E del buon senso.

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