Italia
«Perché spaliamo? È un nostro dovere»
Il racconto degli angeli del fango alla mensa dell’alberghiero. Sessanta pasti serviti, facce giovani e tanta voglia di fare
MARINA DI MASSA. Non sono al bar e non vogliono cambiare il mondo, come cantava Gino Paoli, ma Nicolò Manfredi, Davide Perrotti, Gabriele Mariotti ed Emanuele Franci, tutti poco più che ventenni, fanno capire che un futuro migliore è possibile. Mercoledì sera tre di loro si sono guardati negli occhi e hanno deciso: «Dobbiamo spalare il fango per far tornare Massa alla normalità», si sono detti. E lo hanno fatto. Ieri mattina hanno spalato davanti alla chiesa di Ricortola, dalle nove all’ora di pranzo. Poi hanno deciso di mangiare all’istituto alberghiero Minuto: «Era vicino a dove lavoravamo, ci siamo arrivati a piedi. Perché abbiamo deciso di diventare angeli del fango? Semplice, per un senso di dovere», spiega Nicolò, 21 anni, e la prospettiva (si spera) di fare l’avvocato.
I quattro amici seduti al tavolo sorridono. Emanuele è di casa qui, visto che è un ex allievo - come testimoniano le pacche al professore di sala - e scherza liberamente con i docenti: «Meglio il servizio del mangiare». In realtà la pasta al pomodoro, la pizza e i mandarini - derrate alimentari offerte da Esselunga e F1, mentre la frutta da Bongiorni, Mosti, Tassi e Fb - hanno soddisfatto tutti. Niente caffè. «Ma c’è il bar, lo andiamo a prendere là», dice Davide, impegnato in un tirocinio da perito elettrotecnico. «Ma sbrighiamoci perché è più di mezzora che siamo seduti», lo incalza Gabriele, il più giovane del gruppetto (vent’anni giusti giusti). Lui per poter imbracciare la pala ha chiesto due giorni di permesso al babbo, suo datore di lavoro.
È questa la tavolata più allegra della sala del Minuto. Altrove ci sono i professionisti del soccorso, i volontari delle pubbliche assistenze, quelli della protezione civile: «Abbiamo mangiato davvero bene», dice Sergio montando sulla jeep. E annuncia: «Ci hanno detto che la mensa sarà attiva sia oggi che domani. Qua è davvero bello, in mezzo a questi ragazzi mi sembra di tornare giovane». L’amico accanto a lui, di arancione vestito, annuisce.
Davanti all’ingresso della sala da pranzo del Minuto c’è una fila sterminata di stivali di gomma, sono tutti marroni perché sono stati in mezzo alla melma fino a pochi minuti prima. Anche le ragazzine, sempre attente al look sono sporche, ma di quello sporco che non abbruttisce. Anzi. Sabrina se ne sta seduta su un muretto: «Niente fotografie grazie». Ha i leggings completamente infangati. Ci fa segno di attendere un attimo perché sta parlando al telefono: «Sì mamma ho mangiato, no mamma non ti preoccupare che non mi ammalo. Va bene, torno prima delle cinque. Stai tranquilla, adesso però vado sennò oggi pomeriggio non riesco na combinare nulla e la strada che mi hanno dato da pulire è piena di terra». Poi ci guarda e sorride: «Scusate, ma vado di fredda, meglio rimboccarsi le maniche che finire sul giornale.
Allora tocca agli studenti che hanno servito gli angeli del fango, per tutti parla Mattia Briglia, scelto dai cronisti per la sua altezza che sfiora i due metri, a soli quattordici anni: «Siamo al lavoro dalle 11, abbiamo servito una sessantina di persone. Faticoso? Macché, anzi abbiamo imparato molto stando qui. Poi un piatto di pasta, una fetta di pizza e la frutta sono l’abc del mestiere». Lui non ha dato una mano a spalare: «Sono stato più utile venendo a scuola», dice con un sorriso.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
