Il Tirreno

«Nonna non passiamo dov’è morto il bimbo»

di Alessandra Vivoli
«Nonna non passiamo dov’è morto il bimbo»

Il dolore davanti all’asilo Andersen: i piccoli sanno cosa è successo Una mamma: «Mia figlia ha visto il corpicino a terra e ha urlato: è Mattia»

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CARRARA. «Sono entrata a prendere la mia bimba e ho sentito un urlo terribile. Siamo uscite dall’asilo e c’erano i due corpi per terra, immobili. Ho coperto gli occhi alla bambina ma lei lo ha riconosciuto e ha urlato: Mattia, mamma, quello è Mattia».

Ha le lacrime agli occhi mamma Maria quando pensa a quei momenti: «Sono sotto choc, non ho dormito nemmeno un’ora. Una cosa così terribile io non l’ho mai vista: quel corpicino non si muoveva più.Non respirava. L’abbiamo capito subito che non ce l’avrebbe fatta. Tutta la scena ce l’ho davanti agli occhi».

Mamma Maria («No, il cognome non lo mettiamo sul giornale, sono solo una mamma, come tante, distrutta dal dolore») ha 4 figli una vita passata in Romania fino a 11 anni fa quando ha deciso di venire in Italia a lavorare.

Da un anno abita in via Bulderini, a pochi metri dall’asilo di via Covetta davanti al quale è stata spezzata la vita di Mattia. «La cosa che più mi ha sconvolto è che la mia bimba ha capito cos’era successo - dice con le lacrime agli occhi- Non ha detto niente, ma stamani, mentre venivamo all’asilo mi ha tirato la mano e mi ha detto all’improvviso: “No, mamma non attraversiamo da qui. È dove è morto il bimbo”».

L’angoscia di mamma Maria è la stessa che si vede nei volti di tante altre madri, nonne, nonni, davanti al cancello rosso dell’asilo di via Covetta. Escono alla spicciolata. Di bocca in bocca passa una raccomandazione, sempre la stessa: «Non ti muovere, dammi la mano e tieniti stretto».

«Quando muore un bambino è un lutto che ti spacca il cuore - dice nonna Paola - Io non sono riuscita a mangiare niente, è da ieri che ho lo stomaco stretto a pugno. Qui ci vengo tutti i giorni a prendere il mio nipotino, ho sentito le urla, siamo rimasti dentro il più possibile. Volevo evitargli quello strazio».

E i bambini dell’asilo Andersen sono rimasti nel cortile più a lungo, le maestre hanno subito cercato di confortarli. «Gli hanno spiegato che si era fatto male un bambino che non aveva dato la mano al nonno, ed è quello che abbiamo detto anche noi, a casa». Ma gli occhi dei bimbi vedono davvero lontano. Forse è proprio vero che loro certe situazioni le sentono sulla pelle. Anche se nessuno gliele racconta.

«Il mio nipotino ha capito quello che era successo - racconta nonna Paola - ieri non si è mai staccato dalla mano, ha voluto che lo accompagnassi anche in bagno. Oggi mi ha detto: “Nonna mi tengo per bene per la mano, sennò mi faccio male come il bambino che è morto. Non passiamo di lì”».

In mezzo a tanto dolore anche la rabbia. «Ma nemmeno oggi qui c’è un vigile, nemmeno i volontari, niente»: dice Francesca Guerri, con il suo bambino stretto per la mano.

E intanto un’altra mamma, Maria Dughetti, è venuta apposta da Carrara, per dire una preghiera per Mattia.

«È da ieri che non penso ad altro - dice Maria - Da mamma mi sono sentita di venire fin qui per rivolgere un pensiero a questo piccolo angelo ».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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