Proteste
«L’allarme massimo lanciato 24 ore prima»
Il meteorologo Sergio Brivio: «Sono stati fatti grossi passi in avanti ma ci sono ancora dei limiti tecnici da superare nelle previsioni del tempo»
MASSA. Duecentocinquantamila tonnellate di acqua ogni chilometro quadrato per un area che va dalle colline alla pianura. Alluvione dal bollino rosso. Eppure la Protezione civile parlava di un allerta 1, ossia moderata. Com’è possibile? Com’è possibile che in una zona come quella apuana –soggetta da sempre da alluvioni - non si riesca a prevedere e prevenire catastrofi? Colpa degli strumenti a disposizione o di negligenza da parte degli operatori?
Ne abbiamo parlato con un esperto del settore, Sergio Brivio, meteorologo per la 3B Meteo, agenzia privata nazionale di previsioni meteorologiche. Sergio Brivio, a Massa è stata data allerta 1, invece era 2, ossia massima. Com’è possibile?
«Qui si tocca un tasto dolente che richiama a una diatriba molto più profonda sulla gestione della prevenzione in campo meteorologico. In Italia, purtroppo, c’è un solo ente a cui fanno capo tutti che è la Protezione civile. Da li si snoda a cascata tutto il sistema: Regione, Provincia e poi da ultimo Comune. L’allerta dovrebbe essere data dall’ente locale. Ma questo non vuol dire che la colpa sia del Comune. È da capire dove sia stato il passaggio sbagliato»
Ma è possibile prevedere precisamente la portata d’acqua e il luogo preciso della caduta?
«È possibile farlo precisamente solo 24 ore prima. Noi di 3B Meteo, infatti, avevamo dato allerta massima sulla zona apuana ad un giorno di distanza».
E prima delle 24 ore?
«È difficile capire dove arrivi anche se si può capire che ci sarà allerta. O meglio, prima dei tre giorni è praticamente quasi impossibile capire dove arriverà perché bisogna tener conto di troppe variabili, come le correnti. A partire dalle 36 ore si individua una macro-area. Ad esempio, noi avevamo individuato, per questa allerta meteo, una macro-area che andava da Genova fino alla Versilia e ipotizzavamo 100 millimetri d’acqua. Poi a partire dalle 24 ore il cerchio si restringe e si riesce a capire più dettagliatamente la zona precisa».
Già 24 ore non sarebbero poche se l’allerta venisse comunicata tempestivamente. Ma, nel periodo che stiamo vivendo, periodo di profondi sconvolgimenti climatici, forse avremmo bisogno di tecniche più avanzate. In che direzione stiamo andando?
«Negli ultimi 15 anni abbiamo fatto passi da giganti. Vent’anni fa non eravamo assolutamente in grado di prevedere con così largo anticipo una tempesta o altro. Adesso possiamo farlo dettagliatamente con un giorno di anticipo. Prima dei tre giorni è ancora letteralmente impossibile perché utilizziamo algoritmi che riproducono l’atmosfera, ma questi algoritmi non sono ottimizzati».
Quali consiglia dà agli enti che si occupano di prevenzione?
«Quello di monitorare sempre in tempo reale e di non affidarsi ad una sola fonte».
Melania Carnevali
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