Finanza
Il primo bucato dopo il disastro
A sei giorni dalla piena si cerca di tornare alla normalità Ma in molte zone, come Romagnano, è ancora emergenza
MASSA. All’odore del fango si è mischiato quello del detersivo e della varechina; ai cumuli di tronchi e terra si sono aggiunti quelli di mobili sfasciati, stoviglie imbrattate, frigoriferi e lavatrici sventrati. Un dinosauro di plastica spunta da un mucchio di giocattoli impantanti. Per strada, ancora melma.
Sono trascorsi sei giorni ma a Romagnano è ancora piena emergenza alluvione. Nonostante il lavoro di migliaia di braccia e i viaggi di decine di camion straripanti di terra, le strade sono ancora ricoperte di melma e ogni giardino è una discarica di rifiuti che aspettano il loro turno per essere portati via. Eppure, qua e là, qualche scampolo di normalità comincia a spuntar fuori: un filo di panni tesi ad asciugare, un bambino con lo zainetto che torna da scuola.
«La prima cosa che abbiamo fatto è stata comprare una lavatrice nuova e ripristinare la staccionata per non far scappare il cane», spiega Vilmare Casali, 83 anni, che vive in via Pratta con la figlia e la nipotina di 9 anni. Giuseppe Bellè, 70 anni, è un cacciatore. «A niè rmaso gniente», dice. Non è rimasto niente. «Per fortuna si sono salvati i miei merli», spiega indicando una fila di una quindicina di gabbiette nella rimessa con dentro gli uccelli da richiamo. «Erano appoggiate su una tavola. L’acqua l’ha sollevata e poi, una volta calata, l’ha rimessa al suo posto. «Ne sono morti solo tre – spiega – e qualcuno già stamani se lo sono portato a caccia».
Il resto è da buttare: damigiane di vino, decespugliatore, attrezzi. Qualche massaia, nella via accanto, chiede se la marmellata e la conserva fatte in casa sono ancora buone dopo essere rimaste immerse nella melma. «In fondo sono sigillate», spiegano.
La strada peggiora man mano che ci si incammina dentro Romagnano. All’inizio è polvere, «che te la senti anche nei denti la notte», dice Daniele Santucci. Lo avevamo incontrato domenica mattina alle prese con casa e giardino sommersi. Oggi il camion dell’Asmiu sta caricando le ultime macerie.
Peggio va in via Del Melaro, la perpendicolare di via Pratta. La giornata limpida e il sole che fa brillare la strada color del deserto sembrano una beffa per gli abitanti. «Siamo senza caldaia – spiega Samantha Corsi – perché non ci fidiamo ad attaccarla: c’è ancora acqua in cantina». Nello stabile abitano tre famiglie, compresa la sua, con sette bambini: tre coppie di gemelli e uno più grande di 11 anni. «Stacco un attimo e vado a prenderlo a scuola», spiega Samantha.
Tutta la famiglia, più i volontari, più gli amici, sono al lavoro. «Ho chiesto che chiudano la strada perché le auto ci ributtano dentro il fango – spiega – ma niente. E tre giorni fa è pure arrivata la bolletta della Comunità montana. Sono 23,85 euro». I pagamenti sono stati sospesi. «Voglio vedere se hanno il coraggio di chiederceli veramente», dice Samantha.
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