Attenzione
«Il mio giardino preso dal fango»
L’alluvione vista dagli allievi di prima media della “Dazzi” «Io credo che possiamo rinascere se ci diamo una mano»
CARRARA. «Nel buio il fango si è portato via il mio giardino, ma so che c’è chi non ha più nulla…»: nella loro immediatezza, colpiscono i pensieri degli allievi di prima della scuola Media Dazzi a Bonascola, la frazione più colpita dll’alluvione.
Aggiunge un altro allievo (non sappiamo se studente o studentessa): «Io credo che potremo rinascere se ci diamo una mano». «Dove sei passata non c’è più niente, dove c’era la nostra vita ora ci sono solo fango e paura», scrive un ragazzino quasi rivolgendosi all’alluvione. «Sembrava una pioggia, invece… ma io non volevo lasciare la mia casa», «Il nostro viale era un fiume, guardavo e sentivo l’acqua nella gola e nel cuore». Un’alluvione che lasciato il segno. Scrive un altro: «Tutto quel fango ha scavato il vuoto dentro me, ogni palata cancellava un ricordo, ma dal fango sono spuntati degli angeli».
Pensieri maturi, gli studenti di Bonascola mostrano più dei loro 11-12 anni: «Non doveva succedere! I nostri fiumi hanno fatto nascere le città, ma ora sembra che vogliano rubarcele, non deve succedere mai più!». «Ho visto adulti piangere: sembravano bambini soli e disperati», un altro scrive solo: «Paura, paura, paura».
Un allievo ha composto una poesia: «Son belle le cave, i monti e il mare, con tutte le creature a noi care: alluvione, Carrara, ti sei portata via, a Marina con la canoa van per la via, il mare e le sue onde quasi arrivi alle fronde. Ma con l’alluvione dal mare fin lassù, Carrara ha rischiato di non esserci più».
E ancora: «Dentro case allagate e distrutte l’acqua ha rubato il futuro». «Una voce al telefono: la strada non c’è più! Negli occhi delle persone intorno a me il terrore. Sulla bocca della gente che vaga per strada la rabbia e la solitudine».
Un altro studente: «Sotto quelle montagne di fango sono nascosti i nostri ricordi ma non si cancellano». «Affondi i piedi nel fango e guardi la storia della tua vita che scorre via».
Nessuno si aspettava una simile devastazione. Scrive uno studente: «Come è brutto questo fango, quel fiumino è straripato, chi lo sapeva che un fiumiciattolo così piccino avrebbe provocato tanti danni».
«Nel buio della notte vidi tutta quella pioggia sensazione orribile, come se quella notte non finisse mai, al mattino tutto il fango nelle strade, case allagate…». Un allievo chiede: «Acqua e fango, perché portate via la nostra vita?». E un altro scrive: «In quella notte tutto era successo, non riconoscevo più il mio giardino, vorrei che quel ricordo se ne andasse e non tornasse più». «Acqua acqua, sembrava di essere sul Titanic, il mio cane quasi affogato piangeva».
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