Sicurezza
«Eliminare 30 km di fiumi tombati»
L’ingegner Carlo Milani: «Il primo studio l’ho fatto nel 1992 Fui pagato dalla Provincia ma è rimasto nel cassetto»
MASSA. Dal canale della Bocchetta, che passa sotto il centro storico e che è esondato riversando fango e detriti sulle strade, al canale Lavello che invece è stato la causa dell’allagamento di tutta la zona che va da Alteta a Ricortola.
Sono decine i corsi d’acqua che negli anni sono stati tombati, nascosti sotto il cemento delle strade cittadine, per cercare di dominare la loro forza distruttiva in caso di grandi piogge, come quella che è caduta sabato scorso.
Corsi d’acqua che in questi giorni hanno fatto risentire la loro prepotenza dimostrando, quindi, che queste “tombature” non stanno funzionando. È chiaro ora, come lo era già da tempo per l’ingegner Carlo Milani, uno che in campo di problemi idrogeologici nella zona aveva già fatto sentire la sua voce diverse volte – e con lui tanti altri. Voci che, però, non sono mai state ascoltate.
Ingegner Milani, stiamo facendo i conti con errori del passato. Ci spiega quali sono i problemi?
«Sono stanco di ripetere sempre le stesse cose. Sono ormai vent’anni che porto avanti studi e progetti sui canali e le tombature del territorio. Studi finanziati alternativamente da Provincia e Comune. Ogni volta mi venivano fatti i complimenti, ma poi nulla cambiava. È inutile che ci si interessa dei fiumi solo quando danno problemi. Bisognerebbe prevenire».
Ha detto vent’anni?
«Sì era il 1992 quando feci il primo studio con il geologo Turba sul canale del Ricortola. Venni pagato dalla Provincia per farlo. Notammo che c’erano delle gravi irregolarità e ne sottolineammo la pericolosità. Abbiamo presentato il progetto, ma nulla è stato fatto. Da allora ho fatto tantissimi studi e progetti idrogeologici sulla zona, riscontrando di volta in volta varie irregolarità. Ma ogni volta era un buco nell’acqua. Oggi continuiamo a curare ferite che avremmo potuto evitare già tanti anni fa».
Quali sono le maggiori irregolarità riscontrate in questi studi?
«Per lo più i canali sono troppo piccoli. Se cadono 250 millimetri di pioggia in meno di quattro ore, non riescono a reggere il carico e esondano scaricando nelle strade acqua e detriti. In alcuni casi, come si è visto, possono arrivare a scoppiare, aumentando quindi il rischio e le conseguenze nelle zone limitrofe. Ma poi ci sono mancati dragaggi, enormi quantitativi di detriti, centinaia di opere abusive (tombature, ponticelli in muratura, sovrappassi, ecc. ecc.). Sono tutte cose che rendo note da tanti anni alle amministrazioni e ai media, ma dopo che l’alluvione passa i riflettori si spengono e di canali e torrenti non si sente più parlare».
Quali sono i torrenti tombati più pericolosi?
«Sono tanti. Quello delle Grondini ad esempio è uno. È troppo piccolo il canale. Infatti si è visto che nell’alluvione di sabato il torrente ha fatto scoppiare le tombature ed è esondato allagando tutti i campi circostanti»
Quali soluzioni?
«Abbiamo 30 km di tombature. Bisogna eliminarle, rifare ponticelli. Ma, ripeto, sono stanco di ripetere le stesse cose. Invito ad andare in Comune e leggere l’ultimo progetto che ho presentato risalente a due anni fa. Io ormai non so più cosa dire che non abbia già detto».
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