Sicurezza
Marina difende Andreani «Solo chiamate di lavoro»
MASSA. Marina Tongiani, la dipendente della Provincia che aveva ricevuto più di trecento telefonate da Marco Andreani, quando lui era assessore e disponeva di un cellulare di servizio, si è...
MASSA. Marina Tongiani, la dipendente della Provincia che aveva ricevuto più di trecento telefonate da Marco Andreani, quando lui era assessore e disponeva di un cellulare di servizio, si è presentata in aula e da testimone ha ribattuto colpo su colpo alle domande del pm Rossella Soffio: «Erano chiamate di lavoro». E quando il sostituto procuratore ha sottolineato che la maggior parte erano state effettuate di notte lei non si è scomposta e ha chiarito: «Dovevamo sentirci a quelle ore perché prima avevo da fare in Provincia». Una deposizione semplice, ma argomentata che a scanso di sorprese dovrebbe aver chiarito del tutto almeno questo addebito formulato nei confronti di Andreani. La prossima udienza è stata fissata al 20 marzo.
Ma intanto c’è un aspetto che potrebbe cambiare le carte in tavola nel processo sull’uso dei telefonini. Al momento i quattro imputati, gli ex assessori del Comune di Massa Angelo Maurizio Morelli, Dina Dell'Ertole, Marco Andreani (attuale presidente del consiglio comunale) e Savino Antonioli sono accusati di peculato, ma una sentenza della cassazione (sesta sezione) di luglio potrebbe trasformare il reato in truffa aggravata. Lo ha annunciato il pm Soffio, dicendo però che la certezza si avrà soltanto dopo il pronunciamento della Cassazione a sezioni riunite, atteso per i prossimi mesi. La corte dovrà dire una volta per tutte qual è la strada da percorrere in linea generale.
La truffa aggravata aumenterebbe il numero di anni della prescrizione e il processo tornerebbe ad avere un valore, almeno per quanto riguarda il primo grado. Ma finché la Cassazione non si sarà espressa è inutile azzardare ipotesi.
Fin dall'inizio dell'inchiesta - che riguarda solo 6 mesi di mandato - i quattro ex assessori hanno sempre negato di avere usato per fini privati i telefonini del Comune. La guardia di finanza invece pensa il contrario: secondo le fiamme gialle gli assessori usavano i cellulari di lavoro anche per scaricare suonerie. Particolare questo, secondo gli investigatori, che l'uso poco rigoroso dei cellulari non sarebbe avvenuto per disattenzione. Anche perché gli ex assessori potevano richiedere l'attivazione della speciale procedura che avrebbe consentito loro di usufruire ugualmente delle tariffe agevolate riservate all'amministrazione. Solo che i costi sarebbero stati addebitati sulla bolletta personale. Le indagini erano partite dalla pubblicazione di articoli in cui si riferiva di una vivace discussione in consiglio comunale su elevate spese telefoniche. Da qui la richiesta delle bollette e dei tabulati degli ultimi sei mesi di mandato. Gli inquirenti si sono concentrati sulle fatture che superavano i 15 mila euro.
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