Sicurezza
Stop alla produzione, l’industria piange
Balestri (Assindustria): «La situazione è più grave di quel che pensavamo. Colpito il sistema nervoso delle aziende».
MASSA. Il dato definitivo non è stato ancora raccolto ma basta percorrere l’Aurelia che da Massa porta a Carrara per rendersi conto dei danni che l’alluvione ha provocato all’industria: l’acqua ha distrutto macchinari, impregnato irrimediabilmente computer, spazzato via merce pronta per essere spedita, ridotto in poltiglia interi archivi. E interrotto la produzione.
Assindustria ha raccolto da lunedì una decina di segnalazioni di aziende che lamentano danni da poche migliaia a 180mila euro. Ma è solo l’inizio. «E non tutti probabilmente risponderanno al nostro invito a segnalarci la loro situazione», spiega il direttore Andrea Balestri. «C’è anche chi si rimbocca le maniche da solo e decide di non chiedere aiuto. In linea generale però, a fronte di questi dati parziali, posso dire comunque che la situazione è più grave di quella che ci aspettavamo e ad essere colpito è stato soprattutto il sistema nervoso delle aziende: computer e comunicazioni».
Un esempio fra tutti è quello della Cogemar della famiglia Giusti-Colombani, una delle aziende storiche della commercializzazione e produzione di lavorati e semilavorati in marmo. Da questi laboratori, tra l’Aurelia e il terrapieno della ferrovia, è uscita la scalinata dei musei Vaticani e qui si sta lavorando, fra l’altro, alla realizzazione delle parti in marmo per l’Istituto di telecomunicazioni dell’Arabia Saudita.
Il fango ha invaso i seminterrati dove c’erano l’archivio tributario, l’archivio, la mensa, la palestra, l’aula formazione e il server. L’acqua è arrivata a 40 centimetri dal soffitto. Meglio è andata al laboratorio dove le macchine sono sollevate dal pavimento – per ovvie ragioni operative – e solo una linea di lucidatura è rimasta ferma.
«Sono appena tornata dal comando della guardia di finanza per fare la denuncia della perdita dell’archivio contabile», spiega, Monica Colombani, membro del cda. Ieri i locali erano tornati asciutti, più o meno, grazie al lavoro dei 34 dipendenti che sono venuti a dare una mano a pulire, insieme agli addetti di un’impresa di pulizie, agli stessi titolari e a un esercito di amici, parenti, fidanzati e fidanzate che si sono letteralmente immersi nel fango per ripulire il più in fretta possibile. Neppure qui si sono visti aiuti “istituzionali”.
«Ieri hanno ripristinato corrente elettrica, telefono e Internet. Siamo tornati “nel mondo” – spiega Colombani – e abbiamo fatto una spedizione». Difficile stimare i danni; tre giorni di produzione, intanto, sono andati persi.
Tutte le aziende intorno sono state colpite con la stessa violenza: al deposito dell’Enel dieci auto sono state danneggiate e il cortile completamente immerso nel fango.
Niente fango, ma solo acqua piovana, ha allagato diverse aziende verso Massa. Alla Skf l’acqua ha raggiunto un metro d’altezza nei locali impianti e fermato la produzione per tre giorni. Danni anche alla Bario che il direttore, Pasquale Casaburo, stima in 50mila euro. «La rete di sicurezza dello stabilimento ha funzionato – spiega – e abbiamo avuto solo un fermo di otto ore, nella nostra produzione che è a ciclo continuo, deciso più che tutto in via precauzionale».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
