Il Tirreno

50 milioni di danni per le opere pubbliche

di Claudio Figaia
50 milioni di danni per le opere pubbliche

Pesantissimo il primo bilancio, il sindaco accusa: «Allerta sottovalutata troppi abusi e condoni, critiche ingiuste, sul Candia si deve cambiare tutto»

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MASSA. Apre una grande mappa il sindaco Roberto Pucci e parla. Scarponcini sporchi di fango, stanchezza evidente sul volto, ripercorre i giorni (e la notte) dell’alluvione, racconta del suo personale, ininterrotto sopralluogo dai monti al mare. E snocciola cifre.

50 milioni di danni. Per riparare i guasti del disastro ci vorranno 40-50 milioni di euro. Soltanto per le opere pubbliche danneggiate: ponti, strade, fognature, argini. Fuori dal calcolo i danni subiti dai privati e dalle aziende. Non ancora stimabili, per ora: Coldiretti parla di 10 milioni per il comparto agricolo; mentre per le aziende artigiane e le industrie il primo – parzialissimo – conto sarebbe di almeno 5 milioni. E, poi, i danni subiti dalle abitazioni, dai terreni dei privati cittadini, le auto distrutte, i mobili da buttare.

Nubifragio mai visto. Ma impressionanti, anche se già noti, sono anche i numeri della pioggia caduta in quel maledetto sabato notte. Tra i 250 e i 270 millimetri, quasi tutti concentrati fra le 23 e le 2 del mattino. Nel giorno del disastro di Ognissanti 2010, tanto per fare un raffronto, caddero 160 millimetri di pioggia; e Grosseto dove il maltempo ha provocato tre morti, i millimetri sono “solo” 130. Ed è proprio da qui, dalla violenza dell’evento meteo, che parte il sindaco.

Allerta sbagliata. I report della protezione civile prevedevano, venerdì scorso, al massimo 50 millimetria per sabato e domenica, «ci avevano comunicato un livello di allerta 1 e noi su questo ci siamo attrezzati. Soltanto più tardi, dopo le 23 abbiamo capito che quelle previsioni avevano sottovalutato il quadro. A quel punto abbiamo cercato di fare fronte all’emergenza come abbiamo potuto.Siamo riusciti a transennare le strade allagate, ad andare in alcuni dei punti più critici...».

Telefoni in tilt. A Carrara i cittadini sono stati messi in allarme da una telefonata del Comune. Qui no, perchè? «Abbiamo anche noi un sistema per le chiamate automatiche di emergenza. Dopo le 24, quando abbiamo deciso di utilizzarlo, però, le linee erano bloccate, tutti i telefoni erano in tilt».

Frana tutto il Candia. A questo punto, Pucci punta il dito sulla mappa. Indica la parte più alta del Candia, sopra Castagnara. «Qui sono caduti boschi interi, vigneti, montagne di terra. Tutto comincia da lì: da lì, trascinata dall’acqua, è scesa una grande massa di terra, tronchi, sassi; i canali sono straripati, i restringimenti artificiali hanno aggravato la situazione e così sulla pianura, a Romagnano, San Lorenzo e poi Alteta,Ricortola e giù verso Partaccia è stato il disastro.

Troppi abusi e tombature. Concausa dell’alluvione sono le opere sbagliate dell’uomo, dice il sindaco. «L’edificazione selvaggia che risale a 20 anni fa, quella che ha permesso di incanalare, tappare, deviare, far correre sotto giardini e strade i corsi d’acqua, ha creato una situazione esplosiva. Ci sono abusi edilizi ma ci sono anche costruzioni che sarebbero sì abusive ma sono state condonate e i condoni, si sa, non li fanno i sindaci o le istituzioni locali, ma i governi».

6 mila case condonate. Gli immobili che a titolo diverso sono usciti dall’abusivismo grazie alle sanatorie sarebbero addirittura, secondo un calcolo a spanne (gli uffici comunali in questa fase di emergenza non sono in grado di fornire dati certi) sarebbero più di 6mila.

Le colline non reggono. « Anche se l’intero territorio fosse stato in sicurezza – dice ancora Pucci – ci sarebbero stati comunque dei danni. Ma quel che è accaduto mostra come i terrazzamenti sulle colline del Candia siano tutti da rifare: non possono reggere il peso delle quantità d’acqua che sempre più di frequente si scaricano sul nostro territorio. Una piana larga 1,2 metri e lunga 40 per giunta con pendenza verso l’interno (per trattenere le pioggie nel terreno), non è in grado di sopportare una pressione di oltre 12 tonnellate esercitata da un nubifragio come quello della notte scorsa». Infatti franano: la mappa che Pucci consulta è tutta segnata da macchie marroni, decine, che indicano dove ci sono stati smottamenti. Quel che Pucci immagina, dunque, è un «ripensamento radicale» dei terrazzamenti – posizione che sembra in sintonia con le proposte esposte ieri sul Tirreno da Pier Paolo Lorieri – e di tutto il reticolo delle acque.

Leggi speciali. «Abbiamo chiesto lo stato di emergenza ma, soprattutto, siamo d’accordo con il governatore Enrico Rossi nel chiedere una legge speciale per la Toscana. Il presidente avrà un incontro con Monti e Catricalà, ci auguriamo che il governo ci riconosca poteri e risorse adeguate». In questa prospettiva, il sindaco chiede che «come minimo», gli investimenti per la messa in sicurezza siano esclusi dal patto di stabilità; che si facciano “stombinature” coatte (cioè anche senza il consenso dei proprietari), che ci sia una deroga ai vincoli del Sin.

I ponti sul Ricortola. Tale deroga vale, sottolinea il primo cittadino, in primo luogo per i ponti sul Ricortola: «Ci sono 22 ponti da sistemare; 9,4 milioni (legati all’ospedale unico)pronti a essere spesi per ridurre il rischio esondazioni e 5 progetti già approvati. Ma fermi in attesa dello svincolo dal Sin. Non è tollerabile».

Critiche ingiuste. «Riceviamo lamentele, ci accusano di non “esserci”, di “avere lasciato soli” i cittadini. Accettiamo le critiche, ma rileviamo che spesso sono ingenerose. Non tengono conto di un enorme lavoro che sta “dietro”, che non si vede. Non possiamo svuotare una casa se prima non si ripristinano le condotte fognarie: dove defluirebbe l’acqua? Ebbene, grazie alle idrovore abbiamo riattivato le fogne, abbiamo fatto ripartire il depuratore, portato via tonnellate di rifiuti, terre, fanghi», di difende il sindaco. Aggiungendo un conciliante «non possiamo fare tutto e subito, scusateci per questo» e anche un aneddoto: «Ieri a Romagnano una signora mi ha apostrofato in malo modo: non vi fate neanche vedere, vergogna (più insulti). Bene, ero appena passato davanti a casa sua, ed era la quarta volta che tornavo sul posto per rendermi conto della situazione, per ascoltare i miei concittadini...».

Ma i soldi ci sono? Pucci parla di 50 milioni di investimenti necessari per riparare i danni e mettere in sicurezza il territorio. «Con quella cifra il rischio non sarà eliminabile, è oggettivamente impossibile farlo, ma sarà mitigato». Il problema è che quelle risorse devono essere stanziate dal governo. E non è detto che Monti aprirà i cordoni della borsa.

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