Proteste
«Temiamo un’altra frana»
A Castagnara la montagna fa ancora paura. «Ma non sappiamo dove andare»
MASSA. Castagnara abbandonata da Dio. Una lunga strada coperta dal fango e una decina di case interessate da una frana del terreno. La frana, nella piccola frazione di Massa, è avvenuta nella notte tra sabato e domenica perché – raccontano i residenti – il terreno su cui hanno costruito le abitazioni era già molto friabile.
Sotto scorre un ruscello, che adesso spunta come se avesse voluto tornare alla luce. È franata una costa di terreno, a cinque metri dalla prima casa, ma potrebbe franare ancora, erodere la terra intorno alle abitazioni. Almeno questa è la paura dei residenti che tornano a chiedere aiuto.
«Temiamo di rimanere isolati e che possano succedere incidenti gravi. Non ci fidiamo a rimanere a casa, ma non sappiamo dove andare», racconta Vincenzo Palagi, tre figli e la responsabilità di una intera famiglia.
Le immagini di quella drammatica notte sembrano scorrergli negli occhi: «Stavo guardando la televisione – racconta tornando indietro a quella maledetta notte – quando abbiamo sentito un forte boato, come fosse una scossa di terremoto. Invece era la terra che franava a pochi metri da casa nostra».
Vincenzo esce di corsa di casa. «Sono uscito – prosegue – ho visto fango e acqua ovunque, ho cercato di salvare alcuni mezzi di trasporto. All’inizio pensi che sia necessario, poi tutto si ridimensiona. Ho capito subito che la situazione era drammatica e abbiamo preferito uscire e trascorrere la notte altrove».
A tre giorni dall’alluvione che ha provocato la frana, sono ancora senza acqua potabile, senza luce e senza gas. «Passiamo le giornate a spalare fango – spiega Palagi – e qui non si è visto nessuno».
Ci dicono che adesso la situazione è migliorata, ma solo perché la gente si è data da fare da sola e ha iniziato a pulire le strade senza aspettare soccorsi. Il bilancio è comunque drammatico: sei auto travolte in via Castagnara, abitazioni inagibili nei piani bassi, danni per centinaia di milioni di euro. Non soltanto mobili, vestiario, oggetti ma anche ricordi. Taverne distrutte dal fango, detriti che ingombrano le camere.
«Ci stiamo dando da fare, ma non capiamo perché siamo dimenticati da tutti», continua il signor Palagi. L’accusa è molto forte: «Abbiamo chiamato chiunque, vigili del fuoco, protezione civile, comune di Massa, forze dell’ordine, ma sa cosa ci hanno risposto tutti? Se non ci sono feriti esistono altri casi più urgenti da risolvere. Lo capisco, ma noi abbiamo paura di danni strutturali, qualcuno dovrebbe venire a dirci se è sicuro dormire in casa oppure no».
Nel dramma un elemento positivo c’è: «Non è del tutto vero che non si è visto nessuno – conclude Palagi – abbiamo visto tanti amici e parenti che sono venuti ad aiutarci. Senza di loro non avremmo saputo che fare».
In via Castagnara si lavora con ruspe private, perché la loro fortuna, è che tra i residenti c’è una famiglia titolare di una impresa edile che ha fornito anche una idrovora. L’unica che si è vista in via Castagnara dal giorno dell’alluvione.
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