La manifestazione
La Regione vuole la stima dei danni pubblici e privati
Uffici comunali al lavoro per comunicare i conti stasera al presidente Rossi Intanto proseguono i soccorsi. Le storie di sfollati ricoverati nel complesso Imm
CARRARA. Gli uffici comunali saranno oggi impegnati a calcolare i danni subiti dalle opere pubbliche (edifici, strade e quant’altro) per cui l’ente locale sta intervenedo per le somme urgenze: ieri nel vertice istituzionale a Massa, il presidente della Regione, Enrico Rossi, ha chiesto ai sindaci di Carrara e Massa di fargli avere entro questa sera le rispettive stime, e anche una sommaria descrizione dei danni subiti dai privati.
«Rossi si è reso conto della situazione della nostra provincia, e avrà un incontro da Monti. Ci sono quindici giorni di tempo – ha detto ieri Zubbani al termine della riunione – per chiedere lo stato di calamità naturale, ma Rossi sta pensando soprattutto di chiedere una legge speciale per la Toscana, visto tutto quello che è accaduto da qui alla Maremma. Una legge speciale come quella per l’Emilia, nel contesto della legge di stabilità, che consenta di reperire risorse e avere piani di intervento che vadano oltre i sei mesi attualmente legati allo stato di emergenza. Rossi chiederà un appoggio a tutte le forze politiche».
Dunque oggi si contano i danni.
Intanto ci sono ancora alcune famiglie sfollate, che sono state ricoverate in albergo, e alla Marmi Macchine.
Nel padiglione allestito dalla protezione civile a Marina, ci sono 1250 letti, in previsinoe dell’arrivo di sfollati anche da Ortonovo e Massa, ma ieri mattina c’erano solo poche persone: Angelo Maggiani, 75 anni, vive con la moglie, la figlia e il nipote di lei, in via Macchia. «Siamo qui da domenica pomeriggio, in casa abbiamo un metro di acqua, non c’è corrente elettrica».
Alberto Pasciuti, 69 anni, con la moglie Pina Vrenna, abita in viale Galilei, con loro anche il nipote e la sua ragazza. E’ pensionato, mille euro al mese. E spera di ottenere la casa popolare con la graduatoria di dicembre. «Chiedo solo una casa popolare, perché un affitto privato non riuscirei a pagarlo. – dice –nella casa attuale siamo disagiati e ora è anche peggio. L’acqua l’ha invasa. Dentro non c’è più nulla di riutilizzabile. Ma io non chiedo sussidi, ma solo una casa vivibile».
La protezione civile, per le loro abitazioni, come per tante altre, sta operando con le autopompe.
Cinzia Carpita
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