Il Tirreno

Bonascola, la guerra delle responsabilità

di Alessandra Vivoli
Bonascola, la guerra delle responsabilità

Il sindaco: hanno costruito quel Peep tombando sezioni intere di fiumi Nando Maggiani, ex segretario Ds: ma non date la colpa ai comunisti

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CARRARA. Dopo le dure accuse del sindaco Zubbani: «Qui il territorio paga decenni di incuria e incompetenza. Si è costruito sui fiumi», esplode il caso Bonascola.

Scempio urbanistico o agglomerato urbano necessario per dare la casa a centinaia e centinaia di carraresi?

Proprio nel bel mezzo della difficile ricostruzione di un paese ferito, e nel cuore di quella che fu per anni la roccaforte dei comunisti, il dito puntato del sindaco fa discutere.

E, intanto, via Bonascola resta chiusa al transito, via Perla è stata riaperta. La gente continua a rimboccarsi le maniche e a spalare e un po’ se la prende anche con il Comune: «Qui non ci hanno mandato i volontari - diceva ieri mattina Arianna Canci - dobbiamo ringraziare questi ragazzi che sono venuti, spontaneamente da Ortonovo e ci hanno dato davvero una grossa mano».

Zubbani: quel piano di Peep ha provocato disastri. Il sindaco non torna sui suoi passi. E su Bonascola non cambia opinione: «Quel piano Peep non so come nacque - spiega - ma ha provocato dei disastri: si sono tombati corsi d’acqua con sezioni non adeguate alla portata. Adesso non è sufficiente non ripetere più gli stessi errori, ma dobbiamo pensare a un programma di interventi cadenzati nel tempo per una messa in sicurezza seria del territorio. Non si può risolvere in un giorno quanto è stato fatto in trent’anni».

Tre canali tombati nel mirino. Tre corsi d’acqua il Botria, e scendendo più a valle, lo Spondarella e il canale del lavatoio che scorrono sotto strade e case. Da Bonascola alta fino alla parte vecchia del quartiere. Tre corsi d’acqua che la pioggia di sabato notte ha messo a dura prova: il Botria è esploso, portando dietro di se un mare di fango che ha invaso le case, i negozi, e perfino la piccola chiesetta di Sant’Isidoro che ieri mattina una delle donne del paese, Andreina Tramontana, stava finendo di pulire.

Anche lo Spondarella, più a valle, ha spaccato la tombatura: ha buttato giù un muro di venti metri, sempre in via Bonascola. Il giardino di Corsella Angeli è devastato. E anche quello confinante di Argenzio Lattanzi dove è precipitato lo spesso cemento.

Un nuovo muro sotto accusa. Ma proprio quel muro, costruito un mese e mezzo fa finisce nel mirino: «Ora bisogna vedere chi ha dato i permessi» dice il sindaco Zubbani, che a fine mattinata ha fatto un nuovo sopralluogo nel cuore del disastro.

Ma intanto, per finire la conta delle tombature sott’accusa, nel 2003, toccò al canale del Lavatoio uscire dalle briglie: anche allora, come ore, Bonascola era finita sott’acqua.

«Qui erano tutti campi». Chi ha i capelli bianchi com’era Bonascola, una volta, se lo ricorda bene. Paolo Tonarelli, 63 anni, abita qui da sempre.

«Giocavamo a pallone dove ora non si può nemmeno attraversare - ricorda - C’erano 20 case, una macchina e tre moto: ora siamo più che a Carrara. Là in fondo le donne andavano a lavare i panni, ora c’è una strada. Lì c’era il fiume, ora c’è un parcheggio».

«E pensare che questa - continua Tonarelli - doveva essere la zona residenziale di Carrara: qui c’erano i terreni di Fabbricotti, Ferrari, Ponzanelli, Ratti: tutte famiglie importanti che qui venivano a caccia. Ora è diventato un quartiere dormitorio. Di casette vecchie ne sono rimaste poche, sono arrivati i palazzoni. La Bonascola di un tempo non esiste più: qui era un paradiso».

«Hanno costruito sopra il canale». Ora, che la rabbia è tanta, e monta come il fango accumulato nelle case e nei giardini, la gente punta il dito.

«Qui, proprio qui sotto, dice Claudio Ratti, indicando un tratto di via Bonascola - c’era un canale. Lo hanno coperto e ci hanno costruito sopra. E non è l’unica situazione del genere. Coprivano i fiumi e davano i permessi per farci case e strade».

Nando Maggiani: ma non è colpa dei comunisti. Bonascolese doc, Nando Maggiani ha 67 anni e buona parte l’ha spesa come militante del vecchio Pci, e poi dei Ds di cui è stato anche segretario comunale: «Ora non ho la tessera del Pd, ma il mio cuore è sempre lì - dice - Alle primarie voterò Bersani».

Maggiani cerca di fare chiarezza e spiega: «Non è solo colpa dei canali tombati anche se hanno di sicuro contribuito a quanto successo. Ma andate a vedere a monte cosa c’è. Incuria dei boschi, castagni che stanno morendo».

E per quel che riguarda il j’accuse politico del sindaco Zubbani, Maggiani parla chiaro: «Guardiamo chi ha fatto e firmato tutti i piani urbanistici, la colpa non è dei comunisti. E le colpe non sono solo dell’edificazione. É una questione più vasta. Lo ripeto, andate a vedere a monte cosa c’è».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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