Sicurezza
Il Fucchia intubato: come nasce un disastro
A Mirteto il fosso “incementato” è straripato e ha sommerso via del Vescovo Frana anche la collina, centinaia di ordinanze sulla sicurezza non rispettate
MASSA. Le cause del disastro? Cercatele nell’opera dell’uomo. Nella “tombinatura” dei corsi d’acqua, per esempio. Decine di corsi d’acqua, fossi, canali, sono stati intubati, spesso con disinvoltura, a volte con veri e propri abusi contro il buon senso prima ancora che contro le regole. Dopo la tragedia del 2010, il Comune ha censito ben 105 di queste situazioni di “gravi criticità” solo nella fasca fra autostrada e mare. E il sindaco ha firmato (era il 4 novembre 2010) altrettante ordinanze che obbligano i proprietari al ripristino dei luoghi, cioè a liberare i fossi incementati. Bene, l’amministrazione è stata inondata da contro-diffide, richieste di proroga, richieste di sanatoria, ricorsi legali contro questi provvedimenti, peraltro contestati anche dal Pd (circolo di Mirteto,Ortola, Castagnola, Lavacchio) perchè “non si fa sicurezza a spese della gente colpita dalle calamità”. Risultato: non si è fatto quasi niente.
L’amministrazione ha inoltre inviato a 360 proprietari di terreni sul Candia, un’ordinanza per mettere in sicurezza i loro campi (demolire eventuali abusi, pulire i canali, recuperare la regimazione delle acque). Gli interventi dovevano essere fatti entro il 31 agosto scorso. Pena una multa fino a 500 euro e una denuncia alla procura. Coldiretti ha però chiesto una proroga: “Giusto mettere in sicurezza, ma queste opere chiedono tempo e denaro”. Proroga accordata dal Comune, che ha concesso tempo fino a fine 2012. Risultato: nel frattempo è arrivata l’alluvione e mezzo Candia è nei guai.
A Mirteto c’è un fosso, il Fucchia che scende dal monte Pretina. Quando arriva all’altezza di via del Vescovo, il corso d’acqua viene letteralmente intubato sotto in un armatura di cemento. Per fare passare la strada. Potevano fare un ponte, potevano realizzare l’attraversamento in un altro punto e invece, no: hanno canalizzato il fiumetto in una tubazione di un diametro, lo capisce anche un profano, chiaramente insufficiente. Infatti, la notte scorsa, il tubo è stato ostrtuito da rami e detriti e il Fucchia in piena è straripato, trasformando la via Ponte del Vescovo in un torrente di fango e terra. Andate a vederlo (melma permettendo): è uno degli esempi più clamorosi di come si crea consapevolmente e impunemente un rischio idraulico.
Ma i problemi, va detto, non derivano soltanto dalla tombatura dei fossi. Poco sopra al Fucchia, sempre sulla strada, c’è una grossa frana. E un tornante più in alto, una casa isolata dallo smottamento. Qui, sabato notte, è stata soccorsa una donna invalida, e non è stato facile.
Eppure, nei vigneti sovrastanti, sono stati fatti lavori di regimazione idraulica, curati dalla Provincia. Un canale che doveva convogliare le acque verso Castagnara. Solo che – così racconta la gente del posto – l’acqua della notte scorsa è scivolata sotto invece che dentro alla canalizzazione, l’ha danneggiata e si è scaricata verso via del Vescovo. Provocando la frana. «Noi lo dicevamo a quelli della ditta che quell’intervento era inutile e sbagliato, nessuno ci ha dato retta. Eppure noi contadini queste cose le vediamo», dice Giovanni Trombella. «Una volta – aggiunge – ogni vigna aveva le sue gore, ora è un disastro». Già un disastro.
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